martedì 31 luglio 2012

Futurismo a Rai Scuola: con Gabriella Belli (MART) *Video

Cent`anni di futurismo
 Cent`anni di futurismo



Cent`anni di futurismo 02/08/2012 alle ore 03:55
Il futurismo in Italia: i momenti chi [...]


Il futurismo in Italia: i momenti chiave delle innovazioni culturali svelati da Enrico Crispolti, storico d`arte, Gabriella Belli, direttrice MART e Achille Bonito Oliva. Vengono analizzate le opere dei sei grandi maestri del novecento: Marinetti, Boccioni, Balla, Carrà, Severini e Russolo, senza tralasciare le cosiddette arti minori come la ceramica, la grafica e il disegno. Gli studiosi affrontano inoltre temi quali l`architettura, la musica, l`immagine della donna, le strette connessioni con il fascismo

http://www.arte.rai.it/articoli/centanni-di-futurismo/13901/default.aspx


Davide Bregola lettera per la Bellezza

(LIBERAMENTE EDIZIONI)
C'è stato un tempo in cui la bellezza era lontana, irraggiungibile e ogni gesto, ogni evento, mi sembravano svuotati di senso. Poi è accaduto qualcosa, anzi proprio nel momento in cui lo scetticismo aveva preso il sopravvento arrivò la metamorfosi. Il desiderio è diventato ancora una volta la spinta propulsiva; era desiderio di riconciliazione. Con chi mi stavo riconciliando? Ora lo so bene. Mi stavo riconciliando con l'umanità. Col mondo. Da allora ho reimparato a cogliere la bellezza che c'è nelle cose, negli uomini, ovunque. Come prima cosa decisi di scrivere una lettera agli amici che avevo trascurato o dai quali mi ero allontanato. Volevo offrire loro una lettera che parlasse della bellezza perché sentivo che il mondo circostante non provava nemmeno a mettersi nell'ordine di idee del bello. Mentre scrivevo leggevo. E ciò che leggevo mi conduceva alla bellezza. Interpretai queste coincidenze come un vero e proprio segno. "Palomar" di Calvino, "Fedro" di Platone, Epicuro e la sua "Lettera sulla felicità", "Elogio dell'ozio" di Stevenson, "Vita di un perdigiorno" di Eichendorff, "L'arte dell'ozio" di Hermann Messe, "Il viaggiatore incantato" di Leskov, "La gioia di vivere" di Montaigne, Delerm e "La prima sorsata di birra". Ho spedito la "Lettera agli amici sulla bellezza" a diverse persone. Ora vorrei che questa lettera incontrasse altri amici per condividere con loro tutto ciò che di bello il mondo può offrire. (Davide Bregola)
 
continua
 
http://www.sololibri.net/Lettera-agli-amici-sulla-bellezza.html

giovedì 26 luglio 2012

Nuova Oggettività magazine zero7 Estate/1 Speciale Olimpiadi


NUOVA OGGETTIVITA' PER GLI ATLETI E LE ATLETE ITALIANE
ALLE OLIMPIADI 2012 - LONDRA
Parte la missione olimpica per le squadre di Nuoto e Pallanuoto. É infatti previsto per mercoledí 25 luglio l'arrivo del Settebello (nel pomeriggio) e del Setterosa (la mattina).
Alle due selezioni si aggiungeranno i nuotatori: l'olimpionica Federica Pellegrini guiderà altri 28 azzurri alla conquista della capitale inglese, mentre Detti, Alessia Filippi, Paltrinieri e Rivolta si aggregheranno al gruppo a partire dal 30 luglio. (Foto: infophoto)
Il 25 luglio sono attesi al Villaggio anche Scarantino (Pesi), Barbieri, Forciniti, Faraldo, Gwend, Moretti, Quintavalle, Verde (Judo), Bobocica e Monfardini (Tennistavolo) per un totale di 65 atleti complessivi.
Fonte: CONI
LINK UTILI:


  • NVOVA OGGETTIVITA' MAGAZINE N. 7 LUGLIO 2012 ESTATE /1
  • Sandro Giovannini: La Rotta si Ricompone
  • Libro Manifesto Nuova Oggettività- recensione/inte...
  • Marcello Veneziani: poesia e scienza, eppur si ama...
  • Roby Guerra presenta Futurismo Nuova Umanità live ...
  • Vittorio Sgarbi e la rivoluzione politik della Bel...
  • Terminator * video
  • Spammers, Trolls and Hackers attenzione...
  • Paolo Melandri Incontro col passato *poesia
  • POESIE PER GRAMSCI: M.FRANCA TRONCI: Fur ewig-quad...




  • PERCHE' N.O.? SPECIAL
    a cura di S. Giovannini e S. Vaj

    Fantozzi e la Ghigliottina *video

    Futuristi e tecnEcrazia



    via i tecnici trogloditi alla Monti, per un governo di TECNICI con la T maiuscola



    Il governo simulacro Monti o meglio Rigor Montis (più vittime lui del regime fascista- vedi suicidi per la crisi economica, così lo ricorderà la storia…) è alla luce del Sole (ma non del Sole 24 Ore, sic!) il più reazionario della storia italiana… Peggio pèrsino di Crispi e Giolitti che necessitarono di una guerra mondiale per farli fuori, peggio della peggior DC balena bianca dei famigerati anni di piombo. (Nessun estremismo ora con Rigor Montis… guarda guarda…); peggio dell’era Tangentopoli…

    Sulla pelle di tutti quanti: padroni, lavoratori, imprenditori, operai, le nuove generazioni….a favore soltanto del mito della Vecchia Europa o meglio Neuropa… di Una Europa nazione a cui ormai sarebbe necessario anche staccare la spina (in altri tempi ci sarebbe stata un’altra guerra!). Una Europa Nazione solo a favore della finanzocrazia, delle Banche, sintomo patopolitico di una resistenza finale di una certa tipologia di Potere- l’Homo Economicus liberal-socialista fuori epoca, quando invece proprio l’economia cosiddetta è soltanto un sottolink dell’INFORMAZIONE…

    Alla luce del Sole la mistificazione: il mondo, l’Europa è una astronave ma è pilotata da scimmie, superburocrati schizoidi e dissociati (Marx parlerebbe tranquillamente di alienazione e reificazione, Nietzsche una volta tanto a ragione di subumani psudeodemocratici) e invece, come ben descritto da decenni da sociologi e futurologi come Toffler, McLuhan e diversi altri, urge al più presto possibile una nuova generazione dirigente figlia dell’era tecno scientifica chè l’autentico scenario strutturale e sovrastrutturale della mutazione epocale in atto.

    Nel Reale invece burocrati come la Merkel e Monti in Italia altro non fanno che centuplicare lo shock del futuro, di questo passo la morte del futuro in Europa, l’avvento di un medioevo elettronico prossimo venturo.

    In Italia, inoltre il governo Monti è persino non democratico, mai eletto dal popolo, con il pretesto dell’emergenza mondiale economica: e l’Italia è governata proprio dai virus che hanno contribuito con la loro incompetenza fatale storica a mandare sul lastrico un continente intero (tranne… guarda guarda le pcohe nazioni europee che sono fuori dall’eurofollia!).

    Ergo, se proprio son necessari tecnici, vista la miseria della politik italiana, con una destra e sinistra senza alcuna credibilità, con alternative tipo Beppe Grillo francamente utili soltanto simbolicamente o come passpartout per una futura netpolitica concreta con i nativi dgitali ormai target elettorale decisivo, tanto vale una nuovo Governo di TECNICI AUTENTICI, TRASVERSALI.

    Esistono eccome, ma appunto non l’attuale tecnocrazia tecno idiota alla Monti, l’ideologia della partita doppia SIC! nell’era del sistema binario- leggi Internet e Informatica e Robotica e Automazione: ma une TECNECRAZIA, da TEKNE- arte, basata sulle conoscenza meritocratica ed epistemica del nostro tempo, non mediocri ex rettori universitari o professori da corsi estivi di recupero, semisconosciuti nella conoscenza scientifica e sociale contemporanea che conta…

    Alcuni nomi? Ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi, all’Informazione Umberto Eco, alla Sanità Umberto Veronesi, alla Ricerca Scientifica Margherita Hack all’Economia Luciano Gallino agli Esteri Fiamma Nirenstein alla Scuola Massimo Cacciari e così via. Nomi qua esemplificativi, alcuni son gran scienziati in tarda età, ma in ogni caso almeno un centinaio di nomi di simil o quasi livello indiscutibile l’elenco possibile è certamente molto ampio! Magari con nomi anche molto più giovani preferibilmente.

    Ma cominciamo finalmente a parlare di Intelligence Politik anche in Italia e le scimmie…vadano in vacanza per sempre, unico contributo autentico per le future generazioni e per riformattare, meglio ripristinare la nostra Povera Patria, come ben cantò un altro possibile Tecnico doc, Franco Battiato!

    (E come già -IN TAL SENSO - narravano Marinetti e il futurismo, oggi NOI futuristi e altre avanguardie tecnologiche, molti scrittori di fantascienza, E MOLTI SCIENZIATI SOCIALI SPIRITI LIBERI dell’era digitale!).

    RobyGuerra

    Paolo Melandri e la metapoesia


    *poesie metapoetiche (più la prima che la seconda, almeno in apparenza) sentenziose e aforismatiche


    Parola esatta

    ll pensiero delle masse

    non può capire le categorie

    dei pensieri degli spiriti avvolgenti,

    ma la mente tesa può saettare i pensieri

    verso di loro.


    Intangibile ed astrusa la seta luminosa del sole

    scende, e con splendore si manifesta;

    la parola precisa non si tasta con la mano

    né potreste tenerla compressa

    sotto un coperchio.


    La mente tesa può saettare i pensieri

    verso gli uomini.

    Quello che hai perduto

    Nel silenzio dell’alba

    quando tacciono le voci umane

    lo potrai scorgere in sogno.
    Paolo Melandri

    22 luglio 2012
     



     
     

     

     

     

     

     

    Paolo Melandri

    24 luglio 2012


     

    mercoledì 25 luglio 2012

    Marcello Veneziani: Sul mito delle minoranze...

    Ah, se avessero vinto le minoranze, avremmo avuto un'Italia migliore. C'è sempre un'Italia giusta, illuminata e minore da rimpiangere, sconfitta dall'Italia popolare, oscurantista e grezza. È questo il racconto dominante nella cultura del nostro Paese. I migliori persero, non furono capiti, furono sopraffatti dalle plebi e dai loro tribuni populisti. Il riferimento si snoda lungo i secoli e riguarda gli eretici, le sette, i giacobini, gli utopisti, gli azionisti e i liberalsocialisti, gli anticlericali e i radical. Un pamphlet di Massimiliano Panarari e Franco Motta, Elogio delle minoranze (Marsilio, pagg.
    220, euro 12), dà voce a quest'antica lagnanza e riunisce le sparse membra delle minoranze virtuose in un solo percorso di elogio e rimpianto. Il sottotitolo eloquente è Le occasioni mancate dell'Italia. In realtà conosciamo gli abusi di chi comanda, ma non sappiamo l'uso del potere che avrebbero fatto le minoranze sconfitte.... C
     
    II GIORNALE
     

    martedì 24 luglio 2012

    Le ecoballe della bioagricoltura...+video


    Tra le tante favole nate dall'ideologia ecologista, una delle più pericolose è quella che riguarda l'agricoltura, visto che ci va di mezzo un bisogno primario come quello dell'alimentazione. Si racconta dunque che c'era una volta un'agricoltura bella, efficiente, rispettosa dei cicli della natura in cui tutti erano felici mentre ora l'avvento dell'industrializzazione ha distrutto questa armonia, avvelenando i terreni con pesticidi e ogni sorta di veleni chimici, inquinando l'aria con i mezzi meccanici, con agricoltori dediti soltanto allo sfruttamento selvaggio dei terreni e alla tortura degli animali.
    E il futuro si prospetterebbe ancora peggiore con l'avvento degli Organismi geneticamente modificati. Un campionario di queste idee si può trovare nel volume-inchiesta di Davide Ciccarese, appena uscito, che già dal titolo (Il libro nero dell'agricoltura, Editrice Ponte alle Grazie, pagg. 268, euro 14) evoca efferati crimini contro l'umanità.Secondo Ciccarese, ai tempi della bella agricoltura - di cui trova ancora qualche traccia - c'era una sicurezza alimentare che nasceva da un clima perfetto, sempre uguale (grandinate e caldo fuori stagione, che rovinano i raccolti, sono descritti come una novità dovuta agli attuali cambiamenti climatici), le piante non venivano attaccate da parassiti, il lavoro dei campi donava «la giovinezza di chi ha un'età indefinita» (qualsiasi cosa voglia dire), tra il padrone e il salariato non c'era alcuna differenza, e soprattutto a fare la differenza era la felicità dei contadini, il cui segreto era «vivere dello stretto necessario sapendo sfruttare al meglio ogni risorsa disponibile».C'è da chiedersi se un mondo come quello descritto sia mai esistito. E la risposta è un secco no. La civiltà tanto vagheggiata non aveva nulla di idilliaco, era un'agricoltura che ancora cento anni fa non riusciva a nutrire quel miliardo e mezzo di persone che abitavano il mondo malgrado in questa attività fosse impegnata gran parte della popolazione. Ecco come lo storico Piero Melograni sintetizza questa realtà: «Nelle civiltà agricole una percentuale elevatissima della popolazione conviveva con l'assillante problema di sfamarsi. Per sfamarsi, fino a pochi decenni or sono, questa umanità doveva zappare, scavare con le vanghe, trasportare pesi sulle spalle, mietere coi falcetti e trebbiare coi bastoni. La condizione della stragrande maggioranza degli individui finiva per rassomigliare a quella degli animali. In quasi tutte le abitazioni mancava l'illuminazione artificiale. Mancavano i vetri alle finestre. L'acqua doveva essere trasportata manualmente e spesso era inquinata. Mancavano le calzature. Mancava il mobilio e pochi possedevano un vero letto. La promiscuità con gli animali costituiva spesso la regola». Per non parlare poi dell'alfabetizzazione: nel 1861 il 75% degli italiani non sapeva né leggere né scrivere, i bambini non si mandavano a scuola ma dovevano lavorare duro nei campi - quelli che sopravvivevano, perché la mortalità infantile era altissima - per aiutare la famiglia a vivere. In un secolo di rivoluzione tecnologica, le cose sono cambiate: in Europa l'aspettativa di vita è raddoppiata, la fame è praticamente scomparsa, la fatica fisica si è enormemente ridotta, le masse hanno imparato a leggere e a scrivere, la mortalità infantile tende allo zero. Anche l'ambiente ci ha guadagnato, perché l'agricoltura intensiva ha voluto dire produrre molto di più con meno terreno: in Italia, dal 1961 al 2000 la superficie agricola totale è scesa da 26,5 a 19,6 milioni di ettari, ben sette milioni di ettari guadagnati che hanno permesso l'aumento della superficie forestale a livelli anche superiori rispetto alla situazione pre-industriale.E a livello mondiale grazie alla tanto demonizzata Rivoluzione Verde, che ha introdotto nuove varietà geneticamente selezionate e l'uso di fertilizzanti, si è potuto sfamare una popolazione che in un secolo è quadruplicata, evitando carestie ed epidemie che fino a un secolo fa erano la regola. Certo, i problemi dell'alimentazione non sono tutti risolti, ci sono quasi un miliardo di persone nel mondo che sono sottonutrite, ma il problema non è più la disponibilità assoluta di cibo. Anzi, è proprio questa nuova ideologia che avanza che rischia di farci ripiombare nei «bei tempi andati»: l'ossessione della riconversione all'agricoltura biologica, dei prodotti a km zero, il mito dell'autosufficienza alimentare (ognuno produce per sé), la demonizzazione degli Ogm, l'uso dei prodotti agricoli per produrre carburanti, sta già producendo gravi distorsioni. Perché significa meno produttività (il biologico rende il 50% rispetto all'agricoltura convenzionale), prezzi più alti e crisi alimentari nei paesi poveri. E questo senza migliorare qualità e salubrità dei cibi.Ci può essere e c'è un uso spregiudicato dei mezzi tecnici che danneggia l'ambiente e alla lunga anche le persone, ma la soluzione non è ritornare a un mondo che non è mai esistito. Si deve invece andare, come ci dice Giuseppe Bertoni, docente alla facoltà di Agraria dell'Università Cattolica di Piacenza, «verso tecniche soft che implicano minori lavorazioni dei terreni, irrigazione senza spreco d'acqua, minore uso di concimi, diserbanti, antiparassitari». E per questo è necessario anche l'apporto delle biotecnologie.

    http://www.ilgiornale.it/news/cultura/lagricoltura-ambientalista-coltiva-pericolose-ecoballe.html

    sabato 21 luglio 2012

    21 luglio 1969-2012- 43 anni la Luna diventò futurista....

    *

     

    43 anni fa.. Apollo 11 sbarcò sulla Luna, la prima volta per gli umani...  N.l Armstrong e E. Aldrin, con Collins in attesa inevitabile in orbita. La conquista della luna fu una impresa letteralmente futurista: dopo il nostro Satellite non più solo sublime chiaro di Luna ma anche vagiti concreti della nascente era spaziale, come  immaginava Marinetti con il suo metaforico provocsatorio "Uccidiamo il Chiaro di Luna!".  Gli umani in quegli anni, lo stesso Kubrick firmava il capolavoro di 2001 Odissea nello Spazio, sembravano ad un passo dalla colonizzazione spaziale, da una nuova ecologia/economia industriale trasferita nello spazio, finanche al controllo climatico e all'automazione intelligente e a robot amici o complici...
    Si sa come sembra poi finita..    Il passatismo pseudo romantico del chiaro di Luna di poteri ancora pitecantropici  domina tutt'oggi sovrano...nonostante tablet e nanorobot chirurghi e così via...
    E le nuove generazioni, nonostante Internet, letteralmente defuturizzate da scimmie al potere camuffate da Tecnici esperti...
    Eppur si muove... anche  la Luna ancora... attorno anche alla Terra!  nota di R.Guerra
     
    http://newsspazio.blogspot.it/2012/07/luna-43-anni-fa.html
     
     

    giovedì 19 luglio 2012

    Antarès N. 3 - nuovo numero on line e rassegna stampa


     



     
    Antarès - Prospettive antimoderne
    N. 03/2012
     

    J. R. R. Tolkien - Un'epica per il nuovo millennio

    Articoli di:
    Claudio Bartolini, Franco Cardini, Rita Catania Marrone, Igor Comunale, Alice Cucchetti, Gianfranco de Turris, Sebastiano Fusco, Stefano Giuliano, Emanuele Guarnieri, Adolfo Morganti, Chiara Nejrotti, Errico Passaro, Quirino Principe, Riccardo Rosati, Mauro Scacchi, Luca Siniscalco

    Recensioni di:
    Davide Bigalli, Rita Catania Marrone, Gian Piero Mattanza, Andrea Scarabelli

    Il numero è scaricabile online in formato pdf al seguente indirizzo
     


    Rassegna stampa:

     
     
    Recensione di Antarès di Carlo Gambescia, apparsa sul blog "carlogambesciametapolitics"
     

    Intervista a Andrea Scarabelli su "L'Argonauta" (Radio 2),
    programma curato da Gianfranco de Turris

     





    Il Ritorno dei Corpi-Spiriti Liberi da Il Giornale +Video

    Prima la tradizione e la politica, poi l'economia (e i tecnici). Sessanta intellettuali a dibattito in un monastero

    da Acquasanta Terme (Ascoli Piceno)Sarà stato per il luogo, il millenario monastero camaldolese di Valledacqua, sperso sugli Appennini piceni. Sarà stato per l'atmosfera, a metà fra la concentrazione della clausura e l'attesa del conclave. Ma non sono mancati i buoni propositi e gli entusiasmi fra coloro che domenica hanno raccolto l'invito di Renato Besana e Marcello Veneziani a «tornare a Itaca».
    Un richiamo a un «rientro in patria» diretto a tutti gli intellettuali di centro-destra (ma per lo più ultimi epigoni di area Msi-An) che si ritengono apolidi della politica e vittime della frantumazione del progetto del Pdl. Sessanta fra pensatori e giornalisti (fra cui molti nomi noti nel panorama culturale, come Gennaro Sangiuliano, Adolfo Morganti, Sandro Giovannini, Fabio Torriero, oltre alle adesioni di Pietrangelo Buttafuoco e Gianfranco de Turris), partendo dall'assunto di conclusione di un ciclo ventennale che ha visto il dibattito nazionale avvitarsi fra berlusconiani e antiberlusconiani, si sono confrontati sui modi da adottare per affrontare la sfida del futuro. Alla ricerca di un'area di rappresentanza comune che riunisca precedenti esperienze ora disperse.Gli autoconvocati di Valledacqua hanno individuato nel ristabilimento della supremazia della politica sull'economia e sui tecnici (il presidente Monti a più riprese è stato indicato come «rappresentante di un governo d'occupazione») ma anche nella sua salvaguardia dai politicanti («causa della disaffezione dei cittadini dalla vita civile») i cardini di ogni possibile iniziativa futura. Già perché il lavoro avviato a Valledacqua non vuole limitarsi a essere un'esperienza culturale ma un'officina prepolitica ove costruire una proposta «alternativa - come detto da Renato Besana - alla sovietizzazione dell'economia mondialista». Con poca nostalgia verso il passato, ma ancora con tratti «volutamente semiclandestini», i naviganti verso Itaca si definiscono «maieuti», pronti a confrontarsi coi politici attraverso la costituzione di un movimento. Ma senza compromessi, anzi riaffermando i principi patrimonio della destra italiana: il valore dell'identità greco-romano-cristiana della nostra civiltà e il patriottismo della tradizione più che della Costituzione del 1948.Non tutti fra i presenti però si sono trovati d'accordo. Pasquale Squitieri, infastidito da un intervento circa la necessità di proporre in politica volti nuovi, lascia la sala. E non tutti hanno risposto all'appello. Si è sfilato, fra gli altri, anche Franco Cardini, con una struggente riflessione che mescola Itaca a Troia, la vittoria di Lepanto alla sconfitta dell'Invicibile Armada, Ulisse («l'eroe fraudolento») a Ettore («nobile domatore di cavalli»), in nome di un passato ideale che non può più tornare e di un futuro da costruire partendo da esperienze del tutto personali. Ma l'impolitica disillusione dell'illustre medievista non sembra contagiare gli intellettuali di Valledacqua che si affacciano all'agone. Resta ora da verificare in che modo questo progetto si misurerà con le emergenze materiali dell'Italia e degli Italiani, senza naufragare fra concetti e richiami mitico-storici. Come rimane tutta da costruire una piattaforma che possa tenere insieme un mondo così composito e, per sua intrinseca natura, tendente al particolarismo e all'autoreferenzialità. Un progetto che possa riconquistare una fetta degli astensionisti e fornire nuove motivazioni ai giovani. Ma su tutto si staglia l'ombra del Cavaliere che si sta riaffacciando sulla scena. E gli intellettuali di Valledacqua non potranno non tenerne conto.

    IL GIORNALE
    http://www.ilgiornale.it/news/cultura/pensiero-destra-ricerca-nuova-casa.html

    lunedì 16 luglio 2012

    Sandro Giovannini: La Rotta si Ricompone 2




    In una ambientazione del tutto evocativa e con un supporto sobrio ed efficiente abbiamo partecipato a questo primo incontro ascoltando con attenzione tutte le comunicazioni, da quelle introduttive di Besana e Veneziani a quelle dei molti intervenuti, infine al programmato resoconto-comunicato stampa conclusivo di Veneziani al termine della giornata. In un quadro di potenzialità prepolitica che verifichi un definitivo superamento dei decenni di subalternità e riconforti un'eredità inequivoca ed attualmente dispersa in varie tribù delle 'destre e non solo' assieme ad una tensione generativa di nuove auspicate sintesi, le ipotesi prospettate dal proemio per i destinatari-partecipanti all'appello erano tre: fondazione, movimento, partito. Il quadro problematico si complica ulteriormente rispetto all'eventualità della terza scelta: salda e/o isolata testimonianza, strumento di accordi condizionati/nti, reale primato se non di potere almeno di rappresentanza.  Gli interventi si sono tutti sostanzialmente confrontati poi entro tale cornice alternando considerazioni più decisamente culturali ad altre più strettamente politiche, tutte però, a mio avviso, ormai sostanzialmente consapevoli, ad di là dei prevedibili accenti personali dovuti alle relative scie esistenziali, dell'irrecuperabilità - secondo gli schemi correnti - di una storia recente costellata di molti errori di  strategia e tattica e di ingiustificabili irresponsabilità personali.  Anche il nostro amico Francesco Sacconi è intervenuto efficacemente con una concentrata serie di domande sempre affacciate da Nuova Oggettività.  Complessivamente si auspica la formazione – comunque poi realmente si strutturi – di un movimento che favorisca la nascita poi di un nuovo reale referente politico che sappia tenere i fili di una eredità storica e nello stesso tempo possa determinare una nuova trainante presenza di valori e comportamenti. 



    Fin qui un quadro che ho cercato di rappresentare con una sintesi il più oggettiva possibile.   Quali invece le mie impressioni personali, dopo un attento ascolto senza intervento alcuno?

    1)  In un certo senso sono stato stupito della velocità con la quale un progetto del genere (di tale ambizione sia pur responsabilmente ed intelligentemente presentato su di un orizzonte metodologico del tutto problematico) possa essere varato.  Rispetto ai temi ed ai tempi che mi sono sembrati necessari, ad esempio, per avviare processi similari,  (la Nuova Destra... la Nuova Oggettività, a puro titolo di esempio, senza minimamente considerare elementi di merito) tutto ciò mi è parso segnato da una necessità stringente.  La qualcosa non è detto che sia, però, in tale momento di drammatica emergenza, in sé una cosa negativa. Ci sono addirittura ormai molti segnali in partenza da vari luoghi della sofferenza non solo politica ma più latamente civile e sociale, che non riescono più ad ascoltare se non comunicazioni estremamente concentrate e direttamente legate alla concretezza operativa...  Capirete che tale perplessità si lega ad molte possibili riflessioni di metodo e merito.

    2) Altra cosa che mi ha stupito è la facilità estrema con la quale molti liquidano come esteriore e con fastidio, la diatriba "destra-non destra-al di là della destra e della sinistra".  Infatti, pur comprendendo in pieno la nausea, ormai procurata per lo più però dall'insistere gazzettiero ultratrentennale sul problema senza una vera possibile soluzione di sintesi che non sia l'aureo richiamo ad un ossimoro storico pieno di drammaticità e nello stesso tempo di comprovata valenza creativa (e potenzialità future in mutate condizioni), resta il fatto che qui un vero approfondimento concettuale almeno dei termini della questione, non si è avuto modo e tempo mai di farlo veramente, nelle sedi più opportune che avessero poi però un collegamento ampio con le sensibilità più estese, e quindi poter far partecipare la maggior parte possibile, senza irosità e senza dileggio alcuno, e senza eccessivi facilismi, il tutto in vista di un risultato produttivo. Per quanto mi riguarda dato il riferimento aureo di cui sopra è chiara la mia posizione personale: essere di vera destra e di vera sinistra, nel medesimo tempo, non è una contraddizione negativa od una furbesca soluzione ma una potenzialità positiva di tensione dialettica espressa dalla potenzialità partecipativa in chiave di volta (e di svolta) non solo tecnica ma primieramente spirituale.  Pertanto la scelta comunitarista, differenzialista, anticapitalista, antiglobalista, è irrinunciabile.   Ciò nel segno di una continuità storica ed in favore di sempre nuove possibili auspicate sintesi, senza farsi travolgere dal sospetto dei falsi amici e dai semplificatori di turno, dalla malafede di validamente ineliminabili ed autentici avversari, dallo scetticismo sempre feroce dei moderati e dal giudizio comunque ingenerosamente stitico o perdutamente malevolo sempre in agguato...



    Per il resto (ma queste due perplessità non sono né di poco conto né di poca rilevanza sia per le implicanze di metodo che di merito), per quanto posso capire sia a livello intuitivo che più riflesso, che tale percorso lo accolgo con piena e fiduciosa speranza e so che questo creerà anche sconcerto tra alcuni amici che io autenticamente e non solo formalmente stimo per forza, dignità, coerenza.  In tale scelta metto a rischio, sappiamo bene senza alcun tipo di paracadute e ne sono pienamente consapevole, un lavoro comunitario di anni, ma oltre alla speranza di essere pienamente compreso, reputo che il primo dovere di ciascuno è di essere autenticamente responsabile.



    Sandro Giovannini


    Paolo Melandri: Una giornata difficile con Mozart


    Il 19 agosto 1783 in casa Mozart a Salisburgo l'atmosfera era plumbea. Il piccolo Raimund, primo figlio del compositore, era morto ad appena due mesi d'età: ne era giunta notizia da Vienna, dove i genitori lo avevano lasciato a bàlia. Wolfgang, adagiato mollemente su di un'elegante chaise longue decorata all'italiana, reprimeva a stento i sospiri del rimorso. Aveva deciso la visita al padre e alla sorella in vista dell'esecuzione nella Peterskirche di Salisburgo della sua ultima fiammata d'ingegno: la superba Messa in do minore, di cui andava particolarmente fiero. La scelta della barocca cattedrale del borgo natìo per la première di quel monumento dello spirito era dovuta prevalentemente a inconfessate ragioni sentimentali: lì, nell'allegro splendore dei riti cattolici, aveva avuto la sua prima esperienza del divino. Inoltre per riconciliarsi il padre e cancellare gli antichi rancori quale occasione sarebbe venuta migliore di quella di far cantare la graziosissima mogliettina in una composizione di carattere sacro, dunque altamente morale, e tale da far piazza pulita di tutte le ciancerìe sulla sregolatezza della sua condotta nella capitale?

    L'operazione non aveva funzionato: l'accoglienza era stata piuttosto fredda: i rancori, covati a lungo sotto le ceneri di un ambiguo rapporto epistolare, lungi dal chetarsi, erano divampati in rimproveri espliciti. Ben aveva da rimproverare all'audace fratello l'egoismo e la dimenticanza la dolce Nannerl dalle chiome lisce sempre in perfetto ordine; ben aveva da biasimare l'anziano genitore l'ingratitudine del figlio che lo informava delle nuove acquisizioni della sua arte nel tono distaccato del dispaccio militare, con in testa alle lettere sempre quel Mon trés cher père monotono e sussiegoso fino all'ironia! I pasti erano teatro di frasi taglienti e di silenzi imbarazzanti, mentre la cara Konstanze, la dolce mogliettina amica dell'innocenza, non riusciva, nonostante i reiterati sforzi, a legare con la famiglia Mozart. In certi lenti pomeriggi estivi l'orologio a pendolo acquistato da Leopold in Olanda durante una tournée promozionale dei figliuoli scandiva il distacco che si faceva spazio tra loro.

    Giorni lontani della gaia innocenza matrimoniale, scampagnate amorose al Prater! I coniugi Mozart erano sembrati inseparabili: a diffondere la voce era stato l'Imperatore stesso, che aveva scorto, durante una delle sue passeggiate in borghese, l'acclamato fortepianista conversare con la fanciulla sotto l'ombra di un tiglio, appoggiato al tronco, mentre lei, adagiata s'una comoda palandrana del marito, raccoglieva anemoni di campo.

    Il matrimonio aveva avuto luogo nonostante l'opposizione paterna; dopo la lettera in cui "l'affezionatissimo figlio Wolfgang Amadé Mozart" aveva comunicato al padre il secco resoconto dell'avvenuta cerimonia, l'opposizione di Leopold si era mutata in risentimento, un risentimento che, nonostante l'apparente consenso dettato dalla cortesia e dall'impotenza, perdurava tuttavia e anzi si accresceva conformemente ad un carattere incline alla più esasperata amarezza.

    Wolfgang, da parte sua, non vedeva in ciò un serio ostacolo alla propria felicità: giacché la dea Fortuna e la dea Fama, della quale ultima si poteva ammirare un'immagine nell'elegante residenza viennese dei Mozart, sembravano volgersi a lui con rinnovata benevolenza.

    E Konstanze era rimasta incinta, ed il 18 giugno aveva scritto Wolfgang al padre: «Mon trés cher Père! Le faccio le congratulazioni, è diventato nonno!».

    E il prosieguo della lettera scherzosa informava l'impettito violinista di come in occasione del battesimo al nome del nonno si fosse aggiunto d'obbligo quello del padrino barone von Wetzlar, che aveva espresso il suo compiacente desiderio à propos della faccenda esclamando allegramente: «Ah, adesso abbiamo un piccolo Raymund», e baciando espansivo il florido bambino. Ché Raymund Leopold era stato "un maschietto forte, robusto e grassottello", e la consolazione di papà.

    Ora era morto, e, anche se aveva avuto battesimo, il padre immaginava la sua animuccia vagolante all'ingresso del Limbo: «e s'elli ebber mercedi, non basta…».

    Fu distolto dalle sue funebri meditazioni dall'arrivo dell'abate Varesco, che quotidianamente faceva visita alla famiglia musicale per certi contatti che doveva prendere con Wolfgang per la stesura di un'Opera… Aveva preparato il libretto d'una farsa che, quantunque povera drammaticamente, era molto ben allestita in ciò che concerne la scelta delle parole e l'abilità nel verseggiare. In particolare, una citazione dell'ippogrifo ariostesco, benché poco motivata dal contesto, aveva molto divertito Wolfgang, che si era ricordato delle frequenti letture infantili del poema immaginoso nelle carrozze ben riscaldate di cui aveva fatto uso con suo padre per gli spostamenti veloci del suo soggiorno italiano. Ma, quanto al resto, il libretto era pieno di punti deboli, e se Mozart continuava a sostenere che gli "piaceva abbastanza", ciò era dovuto al carattere di Varesco, uomo da trattarsi con molti riguardi.

    Ora stava entrando, col consueto sussiego:

    -              Buongiorno a lorsignori! Ma che è successo?

    -              Signor poeta… - si attentò a dire la mite Nannerl.

    -              Ditemi, carissima…

    -              Signor Abate – si corresse – è morto il piccolo figliuolo di mio fratello.

    L'abate sussurrò con la sua voce melensa un requiem, poi impartì in sovrappiù una benedizione agli astanti, che s'eran messi a pregare con lui: - Benedicat vos Dominus Omnipotens Deus

    Si sistemò l'enorme inamidatissimo colletto, tossicchiò, si asciugò una lacrimuccia, si schiarì la voce, infine aggiunse in tono salmodiante: - Ogni cammino d'uomo ha il proprio fine.

    Tutti gli astanti: Nannerl, Konstanze, Leopold e Wolfgang apparivano visibilmente infastiditi da quella che pareva loro retorica misticheggiante da secolo decimosettimo, eppure Wolfgang non riusciva a rimuovere da sé una certa partecipazione emotiva alle parole dell'abate. Ne era turbato.

    Si levò, e non percepì un cenno del padre che lo voleva con sé per parlargli. Passò accanto a Konstanze ed i suoi occhi non incontrarono quelli lucidi di lacrime della mogliettina che lo cercavano.

    Andò alla finestra e vi rimase a lungo dirigendo i propri sguardi alla mèta dell'orizzonte che i suoi occhi azzurri sempre cercavano. Era completamente indifferente a tutto. E non si accorse neppure che Varesco, dopo aver porte le proprie scuse per l'intempestività della visita, era uscito.

    M. Haydn, fratello del celebre compositore e futuro amico di Mozart, aveva ricevuto commissione da parte dell'arcivescovo Colloredo, l'antico aguzzino cordialmente detestato dal Nostro, di due duetti per violino e viola, ma non li aveva potuti comporre a causa di una persistente malattia.

    Proprio di essa parlavano ora, seduti sul sofà, la moglie e il padre di Wolfgang, e anzi facevano un poco di maldicenza, convinti com'erano che avesse legami con la nota dedizione dell'organista di corte al vino.

    Mozart non udiva ciò, ma una voce più profonda che lo spingeva a intervenire a favore del vecchio amico, memore dell'antica devozione: ed anzi nella sua mente prendevano già fin d'ora forma temi ed armonie di un genere cameristico assai congeniale a lui, che si era fatto le basi di violinismo duettando alla viola col pardre virtuoso e didatta dello strumento principe. Il travestimento era sempre stato la sua passione: nessuno più di lui a Carnevale si calava esteriormente e interiormente nei panni di Arlecchino. Questa volta c'era da celarsi nei panni del "vecchio, ottimo amico Michael Haydn"! – Che passione! – pensò. E sorrise. La moglie guardava a lui come si guarda ad un enigma. – Che divertimento spedire un saluto al gran muftì – così chiamava l'antico aguzzino che gli chiedeva la pagina prima che fosse terminata –, che divertimento recargli l'ultimo omaggio senza che se n'avveda! – I temi gli venivano con grande spontaneità. Sentiva realmente la viola intonare una cantilena tra seria e malinconica. – Sicuramente Michael ne sarà soddisfatto –, pensò. E prese congedo dai suoi.

    Nello studio un'enorme congerie di fogli copriva la scrivania.

    Da un lato giacevano affastellati in gran disordine i brani già compiuti della grande messa. Essa, ancora lungi dall'essere compiuta, doveva essere eseguita il 25 agosto nella Peterskirche, ed era in programma un'unica prova da tenersi il 23 agosto nel Kapellhaus: era giocoforza che si rimpiazzassero le parti mancanti con brani di messe precedenti: all'esausto artigiano dei suoni spettava anche il compito gravoso e tutt'altro che rapido di trascegliere i passaggi adatti e di 'cucirli' in un tutto di passabile unitarietà. Vi era poi la necessità di adattare gli ariosi alle capacità vocali dei cantanti, non tutti, questa volta, di prima risma. La parte di soprano doveva essere cantata da Konstanze e Dio solo sapeva quanta applicazione ancora le bisognasse per pervenire all'agilità necessaria per eseguire gli elettrizzanti vocalizzi del Gloria! Ogni sera le faceva fare esercizi di solfeggio cantato, e a tale scopo aveva composto per lei qualche brano didattico che giaceva per terra sotto il fortepiano a sinistra della scrivania: Mozart se ne ricordò e li rilesse compiaciuto al lume incerto d'una candela di sego: - Se solo giovassero a qualcosa! Lei è così svogliata! Povera, cara Konstanze! – pensò, e starnutì per la soverchia vicinanza alla fiamma. Era piuttosto miope, e non sempre era capace di tenere le distanze debite dai fogli.

    Si alzò. Andò a mettere un po' d'ordine ai fogli della messa: c'erano il Kyrie, il Gloria, il Credo, il Sanctus e il Benedictus dell'Ordinarium. Il Credo era rimasto incompiuto, e l'Agnus Dei mancava ancora del tutto. Alla sonata dopo l'epistola avrebbe supplito con una composizione giovanile. Ma quale? Non v'era nessuna tra esse che, a paragone della nuova sublime acquisizione della sua arte, non suonasse scipìta e leziosa. Era veramente impossibile mettere a contatto il minuscolo mondo rococò della sua ingenua fede infantile con le angosciate interrogazioni dell'attuale rinascita haendeliana. E solo due di esse avevano un vero respiro sinfonico! Ma le conservavano ancora le partiture, in Canonica? All'occorrenza si sarebbero potute raddoppiare le parti dei violini coi flauti in una delle sue sonate per organico da camera. Così l'abisso sarebbe balzato meno agli occhi. Rise: - Non hanno mai capito niente, i miei salisburghesi.

    Ma non per questo era venuto in camera, bensì per i duetti. Del primo aveva già composto mentalmente il primo tempo davanti alla finestra: si trattava ora di trascriverlo nella consueta netta elegante grafia mentre la mente sarebbe stata occupata ad elaborare altro… - Bene! – e tamburellò con le dita sul panciotto, quasi percotesse i tasti di un invisibile fortepiano (così era solito fare quand'era di umore eccitato) – ed ora al lavoro! – Ma il pensiero gli tornò al florido infante che aveva lasciato nella culla. Ora un cereo pallore si stendeva sulla pelle liscissima di quelle guance paffutelle. – Raymund! Raymund! – E in un adagio mestissimo profetò egli la discesa della piccola anima agli Inferi.







    Paolo Melandri

    14 luglio 2012

     

    venerdì 13 luglio 2012

    Sandro Giovannini: La Rotta si Ricompone



     
    La metafora può giustificarsi per una squilla acuta di richiamo ma per un’icona di riordino e di rilancio sommessamente consiglierei una rispondenza eneade e non ulisside, produttivamente più facile per tutti. Ma non avvolgiamoci subito troppo all’interno delle corrispondenze letteraliste, il mito nostro deve essere lavorato con una sobrietà ed una costanza che solo chi ha doppiato indenne i decenni può davvero rispettare nel continuo dipanarsi del quotidiano. Tutti i commenti all’appello di Veneziani sono dotati di molte verità entro le quali è possibile ed anche bello naufragare, come ricorrentemente può succedere, al vaglio di un momento fondante. Per drammaticità quello di Cardini supera tutti ma forse dovremmo divenire più accorti nel valutare il clinamen generazionale, altrimenti ogni circa settant’anni (e qualcuno direbbe... magari!) dovrebbe determinarsi una cesura nella storia (anche la nostra microstoria) ed il filo rosso o la corda aurea spezzarsi... Il sangue tuttononostante si rinnova e chiede udienza di verità. Forse un’invocata ma (da parecchi) poco praticata pietas ci direbbe di non augurare mai a nessuno dei nostri amici o ex-amici di non riuscire nel proprio intento se generoso, qualsiasi sia il giudizio che noi potessimo ritenere od offrire. Nel caso che mi ha riguardato negli ultimi due anni, ad esempio, da quando cioè abbiamo lanciato il progetto di pensiero per una Nuova Oggettività, le critiche palesi sono state molto rattenute dal fatto che abbiamo proceduto con una lentezza calcolata per linee interne, non sollecitando più di tanto lo scontro diretto sui massimi sistemi e dichiarando invece fin da subito alcune poche e forse ben prevedibili scelte ideologiche sulle quali poter lavorare seriamente:

    comunitarista, partecipativa, differenzialista, anticapitalista, antiglobalista. Questo, pur essendo un metodo rigoroso, ed anche difficile da perseguire onestamente, nella società superficializzata ove ora viviamo non è scelta che possa gratificare più di tanto e tende a creare una nuova piccola seppur splendente isolata torre eburnea, lontana in definitiva dall’orizzonte disastrato di macerie e rovine o plastificato e siliconato, di cui tutti dobbiamo giocoforza occuparci. L’altra scelta è permanere nel far parte per sé radicale, nella pensione acclarata e tutto sommato beata, od in quell’isolazionismo da scettico blu che certi nostri ex-primi-della-classe hanno eletto sdegnosamente per la loro idiota saggezza. In più, alcuni d’essi se non son loro a partire in quarta sai bene che non sottoscriveranno nulla anche se sotto si ritrovano le loro veline d’antan... Nel ricominciare l’avventura però, quel sangue nuovo (non pazzo) viene ad aggiungersi a quello stanco e spossato e nuove illusioni, nuove utopie si possono apparecchiare nel gran teatro del mondo. In più rifletterei anche sul fatto che tutti i nostri ruoli sono alquanto interscambiabili: non mi sarei sorpreso se qualche mese o qualche anno fa Veneziani, a me che magari lo avessi sollecitato con la mozione degli affetti, su qualche ipotesi delle mie, più o meno strampalate, avesse potuto rispondere con una lettera come quella di Solinas od addirittura di Cardini... Tutti noi abbiamo dei cicli di ricarica (volendo/dovendo perdurare nei decenni) che fanno giustizia dei tagli trancianti e delle frasi ad effetto... Non chiamiamo poi in proscenio i proci, altrimenti il nostro progetto (qualunque esso sia) s’avvita sulle recriminazioni tra l’iroso ed il patetico... Tutti (quasi) abbiamo visto tutto (quasi) e pertanto parleremo, se possibile, della rotta futura. Dal vertex all’heliopolis, a letteratura-tradizione, alla nuova oggettività, (e le declino tutte rigorosamente al minuscolo) anch’io ho fatto un’abbuffata di sogni ed utopie e spesso mi son trovato ridicolmente autoincaricato e gravato di compiti superiori infine prevedibilmente alle mie forze ed ancor di più alle mie dirette vocazioni e dall’altra - per non essere eufemistico - non ho trovato sempre ex carissimi all’altezza del proseguo... come però ho avuto in dono (incomparabile) d’incontrare anche rari meravigliosi compagni d’avventura che nulla chiedevano e spesso più davano, e questa è la nostra meravigliosa vita (di cui sono scandalosamente felice) e quel poco di wei-wu-wei, che qualcuno vorrebbe non considerare come il vero fulcro di ogni nostra cangiante dimensione, ci guida nel mondo della finzione suprema... Che non è, ovviamente, la rappresentazione corriva. Io verrò all’incontro promosso da Veneziani con immutata speranza, cercando di portarmi appresso il minimo di pregiudizi ed il massimo d’entusiasmo possibile che si misurerà però, non sulle passerellate, ma sui propositi effettivi di rilancio nel coraggio e nella novità.

    Sandro Giovannini