giovedì 23 maggio 2013

ECONOMIA-Italia quasi default: la scienza vs. la politica

Il nord è sull'orlo di un baratro economico che trascinerebbe tutto il nostro Paese indietro di mezzo secolo". Il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, lo ha sottolineato all'assemblea dell'associazione degli industriali.

Squinzi ha parlato di orlo del baratro per il nord Italia dopo aver fatto riferimento anche delle "debolezza strutturali" del Mezzogiorno, "una parte del Paese in cui lo sforzo per la crescita, lo sviluppo e l'occupazione assume le caratteristiche di una vera e propria sfida per la sopravvivenza".

"Negli ultimi 18 mesi lo stock di prestiti erogati alle imprese è calato di 50 miliardi: un taglio senza precedenti nel dopoguerra. Quasi un terzo delle imprese ha liquidità insufficiente rispetto alle esigenze operative. Dobbiamo contrastare la terza ondata di credit crunch".... C

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/315869

 

VIDEO

 

Appello degli scienziati a Monti: la spending review non può compromettere la crescita culturale del Paese

 

[ 17 luglio 2012 ] !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Un gruppo di 30 scienziati ha promosso insieme a Legambiente la petizione "Io sto con la Ricerca". Ecco il testo

Appello al Governo Monti: chiediamo che il contributo al trasporto delle merci su gomma sia destinato alla ricerca. La spending review non può compromettere la crescita culturale del Paese.
Il Governo Monti con la spending review taglia in modo indiscriminato i fondi agli enti di ricerca, scientifici umanistici e ambientali, compromettendo importanti progetti di ricerca. I tagli previsti in tre anni ammontano a 210 milioni di euro (33.147.093 nel 2012 e 88.392.247 per il 2013 e 2014). Il Governo però decide di non togliere un solo euro ai generosi aiuti di Stato che da anni vengono elargiti agli autotrasportatori per un costo annuale di 400 milioni di euro a carico della collettività. Anzi, in modo del tutto improprio per la finalità del decreto, questa cifra viene garantita anche per l'anno 2013. Il settore del trasporto delle merci su strada contribuisce non solo all'inquinamento dell'aria e delle nostre città, ma anche alle emissioni di CO2 per le quali dovremo pagare pesanti multe se l'Italia sforerà i limiti dettati dai trattati internazionali. Nel 2010, secondo i dati Ispra, i veicoli pesanti hanno prodotto oltre 22 milioni di tonnellate di CO2. Bisognerebbe invece puntare sulla manutenzione e l'ammodernamento degli attuali 16000 km di rete ferroviaria esistente, per un efficace riequilibrio modale, merci e passeggeri. 
Per qualificare non solo a parole la spesa pubblica, chiediamo un emendamento al decreto che sposti alla ricerca una parte dei fondi destinati agli autotrasportatori, annullando così i tagli previsti.  Ne beneficerebbe l'ambiente e farebbe bene alla qualità dello sviluppo tanto invocata.
All'appello, che può essere firmato on-line su http://www.legambiente.it/IoStoConLaRicerca. Hanno già  aderito  illustri nomi della ricerca:
Vincenzo  Balzani (Chimico, Professore emerito  - Università Bologna),Carlo Bernardini (Fisico, Professore emerito - Università La Sapienza di Roma), Luigi Campanella (Chimico, Professore emerito, Università La Sapienza di Roma),Bernardo De Bernardinis (Presidente Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), Umberto Guidoni (Astronauta, Divulgatore scientifico), Margherita Hack(astrofisica), Giorgio Parisi (Fisico, Professore Università La Sapienza di Roma, premio Planck per la Fisica),Aurelio Angelini (Sociologo, Professore Università di Palermo, Presidente Comitato Scientifico UNESCO-DESS 2005-2014), Umberto Arena (Professore Ingegneria Chimica, Dipartimento di Scienze Ambientali, Seconda Università di Napoli), Edoardo Bai (Epidemiologo - ISDE), Fabrizio Bianchi (Dirigente di ricerca Cnr, Pisa), Salvatore Bimonte (Professore Associato di Economia, Dipartimento di Economia Politica e Statistica, Università di Siena), Enrico Bonari (Professore di Agronomia e Coltivazioni Erbacee, Direttore dell'Istituto di Scienze della Vita della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa), Marcello Buiatti (Professore di Genetica, Università di Firenze), Mario C. Cirillo (Responsabile Servizio Valutazioni Ambientali Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), Liliana Cori (Tecnologo CNR), Rino Falcone(Direttore Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR), Marco  Frey (Professore, Direttore Istituto di Management, Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa), Leone Fronzoni (ricercatore Dipartimento di Fisica, Università di Pisa), Pietro Greco (Giornalista e scrittore - Fondazione Idis-Città della Scienza - Condirettore Scienzainrete), Ugo Leone (professore di Politica Ambientale, Università di Napoli, Presidente Ente Parco del Vesuvio), Pietro Lucisano (Presidente corso di Laurea Magistrale Scienze dell'educazione e della formazione facoltà di Filosofia, Università degli Studi La Sapienza di Roma), Marco Marchetti(Professore, Direttore Dipartimento di BioScienze e Territorio, Università del Molise), Gianni Mattioli (Fisico, Professore  Università La Sapienza di Roma, presidenza Comitato Scientifico UNESCO-DESS 2005-2014),Simonetta Monechi (Professore Dipartimento Scienze della Terra, Università di Firenze), Enzo Naso(Ingegnere, Professore Dipartimento di Meccanica e Aeronautica, Università La Sapienza di Roma - Direttore CIRPS), Enzo Pranzini (Professore Dipartimento Scienze della Terra, Università di Firenze), Tommaso Ruggeri (Presidente del Consiglio Scientifico dell'INdAM Istituto nazionale di alta matematica), Massimo Scalia (Fisico e matematico, Professore  Università La Sapienza di Roma, presidenza Comitato Scientifico UNESCO-DESS 2005-2014), Simonetta Tunesi (Ricercatore UCL Environment Institute di Londra),Alessandro Vercelli (Professore di Economia, Università di Siena), Flavia Zucco (Biologa, Donne e scienza)
 
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=16903

giovedì 16 maggio 2013

Biblioteca Gramsciana: Gramsci libero...

GRAMSCI LIBERO

Aprono le celle di Gramsci a VILLANOVA TRUSCHEDU



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    Da Lunedì 13 maggio 2013 al 31 Agosto 2013 nel complesso di San Gemiliano A Villanova Truschedu  (Oristano) potranno essere visitate le 11 cellette del Novenario realizzate in occasione del 76° Anniversario della Morte di Antonio Gramsci e ognuna ispirata a una lettera scritta dal pensatore sardo. La Pro Loco di Villanova truschedu curerà le visite su appuntamento telefonando a SERGIO: 3883666200 E MARIE CLAIRE: 3273545989.

     CELLE, ARTISTI E LETTERE: n.1: Marco Lorenzetti: Il topo e la montagna; n.2: Mauro Podda:Lettera aTatiana del 9.12.1926; n.3: Marie-Claire Taroni:I passerotti ; n.4: Tonino Mattu: Lettera a Delio sull'Elefante(s.d. n. 153 nell'edizione breve edita Einaudi); n. 5: Francesco Casale: Lettera alla madre del 10 Maggio 1928 ; n. 6: Marco Pili: Lettera al figlio sul mare del 10.10.1932; n.7: Michele Marrocu: Lettera a Julca Roma 20 Novembre 1926; n.8: Massimo Spiga: Lettera su Nansen del 18.04.1927; n.9: Ilaria Marongiu: Lettera alla Madre del 25.04.1927; cella diroccata: Fabrizio Da Pra: Lettera a Tatiana del 24.07.1933 ; cella costruita con materiale di riciclo: Federico Coni: Albero del riccio Lettera a Delio del 22.02.1932 ". Per info:bibliotecagramsciana@libero.it; sergiolloi@libero.it
  • Pl. Casalino: Kautilya, il Machiavelli dell'India


     

    I quindici libri dell'Arthasastra sono una scoperta dell'India britannica che l'Occidente non ha cessato di analizzare. Studiosi, politici e politologi hanno cominciato a prenderne conoscenza con crescente interesse. L'Arthasasta di Kautilya è un corridoio oscuro di iniziazione al potere, un chiaro trattato di economia di Stato, di buon governo, misto ad un'elevata dose di realismo politico e di determinazione, di arte della guerra e della pace. Se la data di composizione di questo testo è come pensano molti è il IV secolo della nostra era, qualcuno in India dettava l'Arthasastra mentre nel Mediterraneo la Repubblica e le Leggi di Platone, la Politica di Aristotele fornivano il monumento politico dei Greci. Ma non vale per l'Antica India quel che Montesquieu diceva degli antichi, che veneravano soprattutto chi fosse in grado di inventare qualcosa in materia politica. Il nome tradizionale dell'autore è una specie di bandiera gialla: Kautilya, quasi certamente il Primo Ministro di Candragupta Maurya, sovrano dell'India centrosettentrionale. Kautilya, che qualcuno traduce con Scaltro, altri con Falsità, altri ancora con Tortuosità (Crookedness). Chi tratta l'Artha non certo un santo e Il Principe di Niccolò Machiavelli al confronto di questo libro appare la morale per un'educanda. Immaginato ministro plenipotenziario e potente di un grande regno, collocato in un'India in quel tempo meno frammentata dell'Italia di Machiavelli e Guicciardini, il testo non consegna che il distacco di un teorico glaciale e spregiudicato che traduce in nitida parola geometrica la sua scienza dell'uomo e del potere. Kautilya è una maschera: la scienza del'Artha è l'Impostura stessa a trasmetterla all'orecchio dell'uomo di potere, trasformandolo nel protagonista e nell'autore di un modello di determinazione e di controllo sociale unico nel suo genere. Tuttavia l'Artha non si lega a nessun giudizio morale:l'universo dei valori non si riflette nell'Arthasastra, che si occupa di non-valori, come la ricchezza pubblica, il lavoro, la conquista territoriale, l'organizzazione dello Stato. La società non si riconosce nella transitorietà dello Stato, ma nell'eternità del sistema delle caste. Le analogie con il Principe sono altre e comunque sempre rapportate all'ambiente storico dell'India Antica e alla sua differenza on quella dell'Italia Rinascimentale (vedi The History of Ancient Indian Politica Thought, Cambridge University Press). Il dogma della nostra civiltà è invece la centralità, il primato gerarchico dell'Interesse. Polverizzate le classi, la società si identifica solamente nello Stato, nella precarietà e nell'estraneità di esso si specchia la sua angoscia cupa e drammatica. C'è oggi una malattia infinita della politica e dell'economia, che il dogma del primato costringe ad una condizione assurda e ormai compassionevole. Gli indologi hanno rilevato la dipendenza, fino all'imitazione, del Kamasutra, il trattato erotico classico, dall'Arthasastra. In quanto perseguimento del piacere, Kama (l'Eros) è una pura proiezione dell'Artha, appartiene alla dimensione del non-valore: quando Kama è valore ecco l'amore, come la politica, straziato dai demoni morali. Inoltre tutta l'arte di amare è concepita nel Kamasutra di Vatsyayana come scienza politica, Arthasastra: al posto del re c'è il conquistatore di donne e la donna conquistata cerca di far rendere il più possibile la propria resa. Kama, dunque, è una marionetta dell'Artha, che anche per il filo del denaro lo lega a sé. A sua volta lo Stato di Kautilya trae ottimi profitti, com'è giusto, dalle professioni erotiche. L'Arthasastra semina spie come il riso al'interno e all'estero. L'attività delle spie si manifesta e si estende anche fuori dei patrii confini, nei territori non soggetti, per fomentare disordini, rivolte, dissidi e rovine. In base ai rapporti degli agenti segreti, il re userà contro nemici occulti e funzionari infedeli o corrotti il suo potere personale assoluto (l'Arthasastra è quindi una versione ante litteram del Dispotismo Orientale, teorizzato da Vittfogel), cioè il "danda", ma senza clamore, sottilmente: una statolatria totalitaria di straordinario e spietato realismo, fino all'eliminazione fisica senza processo. E pure se spiato e controllato, lo Stato di Kautilya non uno Stato di moderna polizia, ma è l'arte del governo assoluto, il modello perfetto dell'ordine calato dall'alto. Di fronte alla moderna tirannia, il cittadino è nudo, mentre in Kautilya è coperto dalla società e dai riti che non si identificano con lo Stato. Il libro VII, dedicato alla politica estera è il vero capolavoro dell'Arthasastra. L'acme del fantastico e della bravura in un crescendo di prove e di abilità si raggiunge nel rincorresi delle dimensioni della pace e della guerra con la stupefacente destrezza di un giocoliere fatato. Realtà e irrealtà si mischiano in un gioco di incessanti colpi di scena: non esiste un vero amico, né un vero nemico in questa sarabanda di azioni e di reazioni e di sfide all'insegna della mobilità dell'Interesse del Re. Allora cosa distingue dal non-essere, dal non-valore?. Cos'è l'Arthasastra? L'Arthasastra è veramente qualcosa? L'unico trionfatore è la spia, che tanto è più efficace e credibile, quindi utile, in ragione dei suoi travestimenti: ma anche il mestiere della spia, il mestiere che nasconde la spia, si dissolve; se la realtà è la spia, che cos'è un artigiano, un musicante,m un cuoco? O un artista. O sono sono la stessa cosa?O qualcos'altro? L'Arthasastra è tutto, sconcertante universo d'insiemi, di contrari e di opposti, insuperata scuola di rappresentazione della forza suggestiva del potere.
    Casalino Pierluigi, 16.05.2013

    lunedì 13 maggio 2013

    La politica delle cose come sono e non come dovrebbero essere

     


    Era il 1513 e Machiavelli, che aveva "tradito" i Medici per la Repubblica, al loro ritorno a Firenze subì il carcere, la tortura e l'esilio. Nel rustico podere della Val di Pesa, l'Albergaccio, di giorno si "ingaglioffava" con il volgo, ma la sera vestiva i panni "regali e curiali" per dialogare con Dante e Petrarca. In quell'ambiente vi scrisse "IL PRINCIPE". La sua carriera di diplomatico si era conclusa: gli restava quella di scrittore, anche le sue opere verranno pubblicate  dopo la sua morte, all'età di 58 anni, che avvenne nel 1527, nello stesso anno del "Sacco di Roma", triste prova della fondatezza dei suoi lamenti sull'Italia occupata dagli stranieri, cioè da quei "barbari" dai quali invitava, inascoltato e in modo ricorrente, a liberarsi. Con Machiavelli era nata una scienza nuova, che andava direttamente alla realtà effettuale delle cose, anticipando così in grandi teorici del pensiero politico moderno, da Thomas Hobbes ai filosofi della Ragion di Stato e della Realpolitik, sostituendo le concezioni della società politica fondate sulla morale (Platone) e sulla religione (S. Agostino). La rivalutazione di Niccolò Machiavelli trovò riscontro proprio nel periodo dell'Unità Nazionale.  Machiavelli fu l'inventore della moderna scienza politica, anche se alcune correnti gli attribuirono alcune spregiudicate degenerazioni, a dire il vero, scaturite da forzature spesso di maniera e/o interessate. La vasta corrente dell'Antimachiavellismo, da Maritain a Meinecke, da Aron a Capograssi condanna la politica come riflesso della cattiveria degli uomini, mentre Machiavelli ne analizza, se pur con il pessimismo agostiniano, i meccanismi naturali e storici. Distinguere la politica dalla morale è, in ogni caso, utile e saggio. Separare le due attività comporta il sorgere di una politica amorale, se non addirittura immorale, basata sulla forza e l'inganno: è questa la via che conduce alla tirannia. E' stato spesso proposto un parallelo tra un precursore di Machiavelli, Kauitilya, l'antico autore indiano dell'Arthasasta, coevo di Aristotele e detto anche il Machiavelli dell'India, e il Segretario Fiorentino. In proposito va rilevato, e non a torto, che, nonostante i diversi contesti storici in cui maturano le due esperienze di cultura politica, che se con "Il Principe" Machiavelli abbiamo la grammatica del potere, con "L'Arthasastra" di Kautilya abbiamo un'autentica sintassi del potere. La scienza dell'Artha è la scienza dell'impostura e del controllo sociale spietato da parte del principe, mentre quella di Machiavelli, invece, è quella di di un principe che se da un lato deve essere per metà leone e per metà volpe per riuscire nel suo intento (non vuole essere cattivo, ma, in certe circostanze, "impara a poter essere non buone"), dall'altro deve guardare al governo delle cose e quindi degli uomini con sano realismo, in vista di una società ordinata (leggi sul Web gli articoli di Casalino Pierluigi: "L'Arthasastra di Kautilya e Il Principe di Machiavelli"( casalino pierluigi.bloog.it/ 13.03.2012) e "Kautilya and Machiavelli" (casalinopierluigi.bloog.it/26.10.2013). 
    Casalino Pierluigi, 12.05.2013

    venerdì 10 maggio 2013

    Vula e il sogno futurista *di Pl. Casalino

    L'ultimo lavoro di VULA (l'artista totale di Ventimiglia) evoca le atmosfere di slancio creativo della prima industria, l'ansia di futuro che pervadeva quegli sforzi tutti tesi alla ricerca del domani. Un tentativo faustiano, forse eccessivamente faustiano, volto a dominare la natura, con le ombre che poi ha finito per allungare sul rapporto uomo-natura. E pur tuttavia un tentativo necessario, in vista della novità, in vista del drammatico passaggio delle colonne d'Ercole della conoscenza, alla conquista del sogno di Icaro. Il futuro è oggi, ed è il frutto delle battaglie futuriste, tra luci ed ombre. il futuro è già presente e si narra sul Web, si racconta on line. Filippo Tommaso Marinetti scriveva a proposito della pubblicità che è stata uno dei motori del futuro e della velocità futurista: "La massima originalità, la massima sintesi, il massimo dinamismo, la massima simultaneità e la massima portata mondiale. Ecco che cos'è la pubblicità". Il futuro si centra in rete, l'informazione è parte integrante della pubblicità, anzi la recepisce e la supera, la rivive in una splendida avventura, quella della scienza condivisa, che crea valori e speranze. Il grande merito della geniale intuizione di Marinetti è stato quello di comprendere che, più che sul materiale, il valore e il concetto di futuro si concentrano sull'immateriale, cioè sulla conoscenza, l'immagine, l'informazione, la ricerca e (ora) il design, che danno significato a tutto e delineano la figura del futuro. Così si accede al domani, così tutti riescono a pensare a un modo per valorizzarsi e valorizzare, a un modo per allargare gli orizzonti. Ecco quindi sorgere l'alba neo-futurista....

    Casalino Pierluigi, 8.05.2013
     

    mercoledì 8 maggio 2013

    Beppe Grillo: sondaggio vs. la stampa di Regime


     
     

     ***VIDEO

    ROMA - Beppe Grillo attacca Giovanni Floris e Ballarò e lancia sul suo blog un polemico sondaggio tra gli attivisti 5 Stelle: il conduttore di Ballarò «è un giornalista o un dipendente?» L'attacco segue un sondaggio mostrato in trasmissione in cui si chiedeva se il M5S è «un gruppo integralista che non va oltre la protesta».

    «Ieri sera - si legge infatti nel blog di Grillo - Ballarò ha divulgato i risultati di un sondaggio il cui quesito era: "Definirebbe il MoVimento 5 Stelle: un gruppo integralista che non va oltre la protesta o la vera opposizione che serve al Paese"». Il sondaggio ha decretato che il M5S è "un gruppo integralista che non va oltre la protesta"».

    «Il sondaggio si distingue per rigorosità e professionalità, l'impegno profuso per screditare scientificamente il M5S è sicuramente encomiabile: i servi sono sempre più zelanti dei loro padroni». Per questo Grillo contrattacca e ironicamente annuncia: «Colgo l'occasione per lanciare un sondaggio: "Definirebbe Giovanni Floris: un vero giornalista o un dipendente assunto dal Pdmenoelle alla Rai? Votate!».

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/grillo_floris_sondaggio_ballar_amp_ograve_m5s/notizie/277630.shtml

    lunedì 6 maggio 2013

    Belzebù-Andreotti vola in cielo: trema la Casta Italia... arriva il Libro dei Libri?

     

    ONORE AL SOCRATE ITALIANO DEI TEMPI MODERNI

    Pensavo fosse immortale", questo forse il ritornello più diffuso in Rete, significativo ultimo effetto in perfetto stile Andreotti del…. senatore, morto oggi a 94 anni, figura immensa per la politica italiana. Fino a un paio d'anni fa, nonostante un finale ingeneroso, un lungo processo per Mafia, naturalmente a vuoto, testimoniava ancora in TV nei talk show politici, un' altra razza e tipologia, rispetto ai nani postmoderni attuali. Persino la stampa straniera si sta scomodando in queste ore, la BBC per prima: fosse stato americano e più giovane, il cosiddetto Belzebù italiano avrebbe probabilmente gestito meglio anche i nuovi scenari arabo-internazionali dopo l'11 settembre dei vari ministri degli esteri Usa.



     A suo tempo con Andreotti in primo piano, arabi e musulmani rigavano più diritto in Europa e Italia, il nostro Machiavelli ci sapeva fare con una Real Politik e diplomazia degna, anzi meglio anche di Cavour. Ma molti già dicono ancora .. è morto Belzebù. Va da sé: quale altro decesso politico italiano (attuali) deborderà sulla stampa estera? Napolitano, Berlusconi e il file già vuoto.
    Andreotti, ovvero la storia della DC e d' Italia, ma diversamente democristiano, molto laico, poco bigotto, con Aldo Moro, pur con modalità parallele e dissimili, raro politico non solo scudocrociato entrato dal vivo… nella storia e che ci resterà. Uno dei pochissimi da salvare nella vera storia della Democrazia Cristiana (poco nobile, fonte oggi misconosciuta anche dell'attuale semi-default economico, del debito pubblico, dell'Italia antimoderna, ancora casta-clan-tecnofeudale, ma altra storia off topic).
    La tipologia … grande politica di un… Cavour, Mazzini, Mussolini, Balbo, Pertini, Togliatti, Almirante, Berlinguer, Craxi, Berlusconi…. anche dialettico eccome con il fu PCI, soprattutto con i Socialisti e Craxi: suo il DNA per i governi autentici nella Prima Repubblica cosiddetta del centro-sinistra, con Andreotti spesso premier, ben 7 volte complessive… E con … Belzebù il cosiddetto, dalla seconda repubblica, degenerato politichese era invece linguaggio d'alta stoffa, come accennato tra Machiavelli e persino Socrate, una Parola spesso aforistica e lapidaria, ma spada fredda quella di Andreotti.
    " Il potere logora chi non ce l'ha"… ad esempio tra infiniti, dovrebbe essere un meme antivirus per qualsivoglia presunto movimento alternativo e d'opposizione… Belzebù con il centro-sinistra e Craxi equilibrò e favorì i limiti strutturali del PCI ancora parzialmente Mosca dipendente e la sua evoluzione democratica in particolare con Berlinguer. Non un ultimo certa intesa con Craxi, già anteprima incompiuta del postcomunismo fatale in Italia, dopo Gorbaciov, la caduta del Muro di Berlino e la fine dell'Impero sovietico, costò probabilmente cara a entrambi: Craxi divenne il relativo Matteotti della seconda repubblica postTangentpoli pilotata dalla nascente casta post PCI stessa e dalle Toghe rosse: Andreotti, come accennato, provarono a incastrarlo (come lo stesso Berlusconi) con la Mafia, speculando moralisticamente ecc. su fatali possibili contatti, ma Realpolitik in Italia anche per un pizzaiolo di Catania o qualsiasi imprenditore o anche Coop Sud…,
    Al contrario, molti lo sognano, se Andreotti avesse lasciato uno dei suoi numerosi libri dossier postumo inedito, la storia d'Italia sarebbe da riscrivere, certamente a suo vantaggio. Un democristiano chiamato Belzebù… nel suo campo è semplicemente prova di un genio.
     
    R.G.
     
    Info:
    http://www.lastampa.it/2013/05/06/italia/politica/addio-a-giulio-andreotti-xtZTtsu5lzK6mbHWVbCA2K/pagina.html
    https://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Andreotti
     
    http://www.eccolanotiziaquotidiana.it/roma-pensavo-fosse-immortale-morto-il-senatore-giulio-andreotti/

    Vittorio Sgarbi: a L'Aquila per la ricostruzione scientifica post-terremoto

    Ricostruzione post-terremoto.

    Un convegno nella città abbandonata

    Sgarbi: «Segnale positivo l'incontro degli storici dell'arte a L'Aquila

    e la presenza del neo ministro Bray»

    «Realtà drammatica e incivile. Per questo ritengo

    opportuno aderire all'iniziativa ed essere presente»

     

    ROMA  - Il critico d'arte Vittorio Sgarbi  presente a L'Aquila per la riunionre  gli storici dell'arte italiani alla presenza del neo ministro dei Beni Culturali Massimo Bray.

     

    «Inaugurando il restauro della Chiesa di San Biagio dei Falegnami a L'Aquila – ricorda Sgarbi -  con le lodi a don Giovanni Epicopo, promotore e animatore dell'intervento, e alla Fondazione Roma con il suo Presidente Emanuele Emmanuele, osservavo come fosse singolare che la prima chiesa restituita alla sua dignità è stata recuperata grazie a un finanziamento privato, mentre le decine di milioni di euro dello Stato non avevano prodotto analoghi effetti. Uscirono indignati dalla chiesa il Direttore generale del ministero dei Beni Culturali Antonia Pasqua Recchia e il Soprintendente Fabrizio Magani, soprattutto quando, evidenziando il contrasto, osservai che, prioritario per qualunque governo era il recupero del centro storico dell'Aquila.

     

    Ora gli storici dell'arte italiani – aggiunge Sgarbi - chiamati da Tomaso Montanari, protagonista di importanti iniziative per le difesa etica del patrimonio artistico e italiano, si riuniscono proprio nella chiesa di San Biagio, alla presenza del ministro dei Beni Culturali Massimo Bray.

     

    Mi sembrano segnali positivi (dall'iniziativa di don Epicopo e Emanuele Emmanuele, alla scelta di Montanari, alla presenza del Ministro) nella direzione che avevo indicato, non con intenzioni polemiche, ma fotografando una realtà drammatica e incivile. Per questo ritengo opportuno aderire all'iniziativa ed essere presente a L'Aquila»

     

    *VIDEO

    Vitaldo Conte: Nudi di Evola come Metafisica del Sesso


     

    È da poco uscito il testo di VITALDO CONTE  su 'I nudi di Evola come Metafisica del Sesso' in 'Quaderni Evoliani 2010', tra i curatori Gianfranco de Turris e Giovanni Sessa, (Ed. Arktos, 2013)

     

     



    domenica 5 maggio 2013

    P. Casalino: L'eterna Russia

     

    La tesi non è nuova fra gli studiosi ed è certamente forte. La Rivoluzione d'Ottobre fu in modo speciale russa e nazionalistica, sottesa com'era dall'antica convinzione messianica che a Mosca - e alla Russia più in generale - spettasse la missione di essere, dopo Roma e Costantinopoli, il centro unificatore del mondo. Una linea storico-culturale che assegna alla Russia un ruolo salvifico e rivoluzionario, nel quadro della sua visione comunque e ricorrentemente autocratica, e che si ritrova in tutta la tradizione del pensiero politico russo, aldilà delle sue diverse stagioni: nel panslavismo anche zarista, nel populismo, così come nelle prime forme di socialismo rivoluzionario. E se i nichilisti giunsero a respingere ogni contributo dell'Occidente e a sognare una Russia orgogliosa della propria "barbarie", come scrissero anche Voltaire e altri filosofi del Settecento illuminista, i nuovi rivoluzionari accolsero l'eredità occidentale, ma solo come strumento di una rapida attuazione del programma che voleva una Russia guida e luce dei popoli. In particolare, puntando su una sorta di razionalizzazione del marxismo, avviata da Lenin e perfezionata da Stalin, i rivoluzionari di formazione bolscevica seppero fare dello stesso internazionalismo proletario uno strumento o meglio un'arma per subordinare alla riuscita del "socialismo in un solo paese" ogni scintilla rivoluzionaria in altri contesti statali e/o nazionali.  Lo stesso Troskij intuì questa deriva restauratrice della Russia di sempre, della Russia eterna, tramite il disegno dello zar rosso Stalin e della sua riaffermazione burocratico-imperiale. La Russia, sotto le forme dell'URSS, si era così collocata la posizione di centro delle speranze e aspettative universali. Sono questi i tratti essenziali di una riflessione ricca di intuizioni e sviluppi, non di rado soggetta a deformazioni ideologiche di comodo e utili al disegno     imperiale di Mosca. Il dissidio russo cinese, esploso dopo il XX Congresso del PCUS, non fu altro che lo scontro tra due visioni nazionalistiche mai separabili dalle antiche esigenze storiche dei due Paesi, più che da differenze di interpretazioni del marxismo pratico. Con il crollo dell'ordine di Yalta e la conseguente fine della Russia sovietica, il tema del rapporto tra il Grande Paese e le sue irrinunciabili suggestioni di potenza non è mai venuto meno, anche ai giorni nostri, in un momento in cui la Russia si trova ad affrontare un'altro e diverso passaggio rivoluzionario: quello di una non più rinviabile modernità del rapporto tra autorità e individuo, pur nel quadro di un rinnovato ricorso all'immagine tradizionale dell'uomo forte, che così è caro all'anima russa, nonostante le voci di un dissenso altrettanto fisiologico  nella vicenda storica di quel mondo.
    Casalino Pierluigi, 5.05.2013

    sabato 4 maggio 2013

    Futurismo: Uberto Bonetti e l'Aeropittura

     
    Ieri, 3 maggio, alle ore 21, singolare spettacolo musicale dedicato ai temi del Futurismo, organizzato a Treviglio ( Bg), a cura della Zero Gallery, in via F.lli Galliani 6.
    Tutto questo in occasione della Mostra "Futurismo!!!!!!!! L'Italia e l'aeroviste di Bonetti", un tour attraverso lo Stivale grazie alle innovative opere aeree di un significativo artista, con lo spettacolo "Assalti sonori futuristi – Concerto in sintesi poetiche – Azione d'attori per strumento voci -Assalti Sonori Futuristi". Come evidenziato dall'organizzatore dell'evento, Marco Formato, si parla " di un concerto per due attori da eseguirsi in un luogo qualsiasi, ancor meglio se il luogo è un non-luogo, più adatto a divenire qualcosa d'altro da quello che già non è: teatro. Due attori a diffondere musica testuale futurista, in una composita partitura furiosamente e allegramente spaziante nell'ampio e variegato mondo futurista".
    Nel programma sono stati prescelti dei testi che spaziano dai capolavori poetici del "Super-Vate" Marinetti all'opera di autori di sperduta provincia e di genio naif.
    La nostra azione è un divertito spaziare senza freni limiti e regole (come lo stesso Marinetti ci raccomanda) dal centro alle periferie del movimento. Noi VOGLIAMO (come direbbe il Filippo Tommaso) portare in voce le differenti forme ed ere della rivoluzionaria arte del futurismo, rendendola ancor viva con quella gioia sbarazzina e irridente sberleffo che la mantiene in perfetta salute e gioventù nonostante i cento e rotti anni d'età.
    La regia e l'azione vocale sono di Umberto Fabi e di Rocco Antonio Buccarello, la produzione è curata dallo staff Scenari Armonici. ....

    http://www.radiowebitalia.it/2013/05/futurismo-il-concerto-e-la-mostra-di-aeropittura-su-bonetti/
    http://it.wikipedia.org/wiki/Uberto_Bonetti
     
    ****VIDEO  2

    mercoledì 1 maggio 2013

    1 maggio futurista: intervista a Graziano Cecchini RossoTrevi

    * (2010) DA  CONTROCULTURA/SUPEREVA

    http://guide.supereva.it/controcultura/interventi/2010/06/futurismo-del-terzo-millennio-graziano-cecchini-rossotrevi

     

    ***ANTEPRIMA da "Roby Guerra...  Gramsci e il 2000, La Carmelina, giugno 2013)

     

    *VIDEO

    Futurismo del terzo millennio: Graziano Cecchini Rossotrevi

     
    Graziano Cecchini 1 maggio 2010 Intervista a ROSSOTREVI. 1° Maggio blitz futurista. Roma, 1° Maggio - Piazza San Giovanni - Concertone in programma (diretta Rai3).
    All'improvviso rompe l'atteso ma ormai prevedibile copione,
    Graziano Cecchini, l'artista romano de La Fontana Rossa, Piazza di Spagna, Ara Pacis (?), Free Tibet.
    Un altro F-Day, una di quelle "giornate futuriste" che hanno rilanciato concretamente l'avanguardia rivoluzionaria di Marinetti.
    E' bastato un
    telone giallo,grande di tre metri per trenta,100 bombolette spray, e la forza del nostro Rosso Trevi per far incuriosire prima e partecipare poi centinaia di ragazzi. In poco tempo writers a go go e via con l'opera d'arte collettiva, "il primo graffito futurista del terzo millennio"… "è nato il Futurismo alla velocità del gigabyte" e così via alcune delle parole netstoriche di Rossotrevi ai giornalisti de L'Unità, La Repubblica, il Corsera, Tgcom, mentre decine, centinaia di tecnowriters, nativi digitali, figli di Basquiat, Haring componevano Futurismo Rossotrevi.
    Un vero proprio Blitz futurista quello del 1° Maggio, Festa dei Lavoratori…e nuovo rito pop del popolo preteso ancora rosso dagli old media.
    Mentre lì, sotto il palco del concertone
    Graziano Cecchini, dava veramente voce a tutti sfatando il vecchio equivoco ideologico del futurfascismo.

    D- Cecchini: Nuovo blitz futurista al 1° Maggio, appuntamento annuale che ancora oggi avviene sotto la bandiera della sinistra…
    Graziano Cecchini- In una recente intervista, sull'
    Opinione della Libertà, tra le righe l'avevo annunciato: qualcosa di finalmente e realmente popolare, e l'idea ho deciso di realizzarla tra la gente. Quale occasione migliore di oggi?
    Tanta gente, tante teste, tante idee. Idee che mi auguro siano giovani come i giovani che sono qui oggi.
    Credo molto nei giovani, li spero attivi, informati, interessati, curiosi.
    Oggi i giovani, ma non solo loro, formano il popolo del web che segue la musica on line e va ai concerti, una net-generation che -nonostante tutti i lacci politicanti- vuol divertirsi assieme, si evolve. E con poco ci insegna che la realtà è ben diversa dalla "realtà virtuale" dei politicanti di oggi.
    Ecco perché un Graffito gigante e collettivo, con i graffiti dei writers, la loro poesia, la loro energia.

    D-E ' quindi nato il futurismo di sinistra?
    Graziano Cecchini- Non esiste un futurismo di destra o un futurismo di sinistra. Il futurismo è stato sempre anarchico e rivoluzionario, ma è sempre stato radicato anche radicato alla realtà e al tessuto sociale.
    Persino a Fiume i futuristi se si vuole erano di sinistra… L'ha detto anche Bifo! A
    Ferrara, i miei amici futuristi sono tutti radicali libertari, lo san tutti tranne gli amici di Franceschini che è riuscito a boicottare un centenario che abbiamo portato persino sulla RAI! Persino Gramsci riconosceva la forza del futurismo già nel 1920! "I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari;…quando sostenevano i futuristi, i gruppi di operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi…"
    Ma destra e sinistra, qui non c'entrano, qui c'entra l'emozione che ha un unico colore, quello dell'energia e dell'azione.
    I futuristi in origine andavano in piazza col popolo. Oggi a Roma ho restituito
    il Futurismo al popolo e ai giovani, e la risposta è stata dirompente, più forte di quella che mi aspettavo. L'entusiasmo salva i giovani di oggi, che combattono nel modo più diretto che conoscono le bugie di una classe dirigente che non ha minimamente idea di quello che si vive per la strada.
    Ancora una volta la ricetta si dimostra giusta: Idea + Azione = Creazione.
    Appena si dà alla gente, in particolare ai giovani, la possibilità di esprimersi il risultato è sempre sorprendente ed emozionante. Si parlava una lingua intorno allo striscione: la lingua delle emozioni, una lingua che non ha bisogno di traduzioni. E guai a volerla etichettare!

    D- Insomma il Futurismo del Terzo millennio è il Futurismo di Internet
    Graziano Cecchini- L'esperimento del 1° maggio ha dimostrato anche questo. La velocità non viene solo ritratta nella sua stessa raffigurazione, ma entra concettualmente e materialmente nell'espressione stessa dell'opera futurista.
    Dopo 15 minuti la
    performance era su YouTube, su Facebook, su numerosi blog che seguono le mie azioni.
    Le fotografie, i video dei ragazzi fatti con i loro cellulari venivano inviati in svariate città italiane e non solo. Tedeschi, francesi, spagnoli, tutti entusiasti e partecipi insieme ai loro amici che erano rimasti a casa.
    La velocità del megabyte a servizio dell'arte e delle emozioni.
    Per quanto si possa dire che Internet è un mezzo già vecchio, la sua "democraticità" e la sua velocità permettono di trasmettere il momento della creazione quando questa avviene e non più solo ad un'elite, ma al mondo. Senza trucchi, senza ritocchi. L'idea diventa azione e viene comunicata.

    D-E cosa ci dice del Futurismo e dei Diritti Umani?
    Graziano Cecchini- Ripeto, la possibilità di avere in casa un pc e un collegamento ad Internet permette di avere a portata di mouse una velocità di comunicazione impensabile fino a qualche decennio fa. E che dire dell'I-Pad Mac?
    Certo, questi strumenti non sono ancora una possibilità per tutti, ma in diversi casi hanno permesso di venire a conoscenza di episodi e notizie che altrimenti non sarebbero stati veicolati dalla comunicazione istituzionale. Basti pensare ai blog che dall'Iraq sono partiti dalla stessa popolazione irachena per raccontare quello che stava succedendo.
    Purtroppo però c'è ancora troppa censura e ancora la storia viene scritta dai vincitori, ma Internet comincia a far parlare anche i più deboli, le minoranze e spesso può veicolare problemi e realtà sconosciute ai più.
    Futurismo è agire, è agire e vivere immersi nel contesto sociale che ci circonda e oggi, nel terzo millennio, il nostro contesto è il mondo. Non si hanno più scuse, non si può più dire "non lo sapevo", non ci si può più nascondere e ignorare la realtà dei fatti.
    In questo contesto io, anche tramite internet, insisto nel comunicare e far conoscere una realtà che purtroppo non riesce ad ottenere la visibilità che meriterebbe: la situazione del popolo Karen, un popolo dal quale tutti noi potremmo imparare molto. La situazione in Birmania è grave da più di 60 anni, ma ancora oggi gli interessi delle multinazionali riescono a nascondere.
    Il 1° maggio di un anno fa ero sempre qui, a Roma, con il Pullman Rosso "Free Burma", in mezzo alla gente per raccontare tramite un libro fotografico la
    realtà birmana.
    Oggi che ogni parte mondo è così vicina, il Futurismo ha il dovere di lottare per ogni ingiustizia, per ogni causa per cui vale la pena di combattere.

    Rossotrevi ha citato persino Gramsci: ecco il testo completo, significativo…:
    (da
    Ordine Nuovo, 5 1 1921)
    "… I futuristi, nel loro campo, nel campo della cultura, sono rivoluzionari; in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi: quando sostenevano i futuristi, i gruppi di operai dimostravano di non spaventarsi della distruzione, sicuri di potere, essi operai, fare poesia, pittura, dramma, come i futuristi… I futuristi hanno… distrutto, distrutto, distrutto… hanno avuto la concezione netta e chiara che l'epoca nostra, l'epoca della grande industria, della città operaia, della vita intensa e tumultuosa, doveva avere nuove forme di arte, di filosofia, di costume, di linguaggio; hanno avuto questa concezione nettamente rivoluzionaria, quando i socialisti non si occupavano neppure lontanamente di simile questione, quando i socialisti certamente non avevano una concezione altrettanto precisa nel campo della politica e dell'economia, quando i socialisti si sarebbero spaventati (e si vede dallo spavento attuale di molti di essi) al pensiero che bisognava spezzare la macchina del potere borghese nello Stato e nella fabbrica".

    (1 maggio '13, festa dei lavoratori?) Lettera aperta al sindaco Alemanno *by M.A.Pinna

    Bancarelle di libri, topi e porno a Via Delle Terme di Diocleziano.
     
     

    Via delle Terme di Diocleziano. Bancarelle di libri usati tra i quali ogni tanto si trova anche qualche libro interessante. Dopo le otto degrado, marchettari, barboni che defecano dietro i chioschi (cosa che talvolta fanno anche di giorno), mentre ogni tanto qualche topo ti sbircia impaurito, attraversando il marciapiede. Tutto questo nel cuore di Roma caput mundi. La Roma sicura, pulita, immagine dell'Italia nel mondo.
    Domenica ore 20:40  vado a Via delle Terme di Diocleziano perché un amico libraio, quando chiude il chiosco, mi da dei libri. Arrivo con un trolley. Mentre cammino lungo il marciapiede, accanto ai chioschi, un tal Simone che vende dvd porno e qualche libro, tipo dark con camperos borchiati anche in piena estate, recependomi come "concorrente", dato che anche io vendo libri su web, mi minaccia e mi insulta, sputando perfino. Ho chiamato i carabinieri, che, molto rilassati, hanno identificato il soggetto in questione, lo stesso che venerdì sera, sempre dopo le 20 ha aggredito e pestato un libraio di 45 anni, finito in ospedale.
     
     
    Mi chiedo a questo punto, signor Sindaco, dove alberghi la tanto ostentata sicurezza che viene vantata sempre nelle sue campagne elettorali, se una cittadina non può neppure camminare per strada senza essere aggredita, minacciata ed insultata. La sequela di insulti è durata parecchio. Per tutto quel tempo non c'era neppure una volante della polizia o dei carabinieri che controllasse una zona così a rischio.
    E durante il pestaggio di venerdì sera, chi c'era a controllare?

    Dulcis in fundo, mi sono sentita rispondere dal poliziotto che ha identificato l'aggressore che non poteva dirmi il suo cognome, è contro le regole. Dovevo scoprirlo da sola.

    Dunque, poniamo il caso che venga aggredita da uno sconosciuto identificato dalla polizia. Non posso saperne il nome? Devo fare indagini per conto mio? Ma è davvero così?

    Da semplice cittadina mi aspetto una risposta.
     
    Maria Antonietta Pinna    

    (1 Maggio 2013) De dignitate hominis by Paolo Melandri

    De dignitate hominis

     

    Davanti a noi il tutto,

    celato e inaccostabile

    e noi che ripetiamo sempre "io",

    disperati, incalzati da morte.

     

    Noi che l'esilio abbiam gustato sempre,

    noi – ora culminante

    che mai si oblia nel sogno e nell'ebbrezza:

    di tanto in tanto trascinati via,

    noi udiamo

    di saghe di mari e di viaggi,

    di un'isola che è come nei giorni

    della creazione

    e senza conoscenza.

     

    Noi dell'esilio,

    noi fiori del cranio:

    a tratti guarderemo le paludi:

    antichi fiumi perdonsi nel viaggio,

    miti nella creazione

    ci balenano davanti

    con cesto e reti, con dighe e canali,

    con indicibile

    dolore.

     

    Apertasi la via

    fra masse immense d'uomini preumani,

    erra la specie tarda

    da polo a polo,

    sinché finisce in un giogo di razze:

    sinché dell'uomo l'"io" ch'è detto "bianco"

    come l'orso polare

    ha lasciato il mondo,

    e allora addio.

     

    Addio agli antichi giorni

    che di serene campagne in estate

    colmi e felici stavano

    nella mano sognante di quel bimbo.

    Addio, tu grande divenire in corso,

    su campi, lago e casa,

    in temporali è esplosa ormai la terra

    prendendosi il giusto potere.

    Addio a quanti antenati

    mi concepirono a un gravoso esistere

    che ancora all'orbita del sole,

    ancora nella notte, s'inchinava.

    Da presto a tardi,

    e le immagini tramontano –

    addio, da grandi città

    senza sogno e senza tomba.

     

    Così parlò la carne in ogni tempo:

    esser sazii e felici, altro non c'è!

    Noi ci accompagni una parola "altra"

    ché ciò che lotta entra nella creazione.

     

    Ma ciò che lotta e il bello ci abbandonano

    e ciò che soffre e l'ombre ecco ci avvolgono

    e gli assetati da due coppe bevono

    e tutte e due son piene di tramonto.

     

    L'avidità che invoca cibo e copula

    traverso i mondi, l'ultimo suo grido,

    si decompone in passi, rughe ed anni:

    il putridume rovescia la tomba.

     

    Ma ciò che soffre vince la battaglia,

    il solitario, il tacito, che solo

    sente le antiche forze che ci seguono:

    e questo è l'uomo che non cessa mai.

     

    Sì, questo sarà l'uomo senza fine,

    anche quando declina la sua estate,

    quando il tocco dell'arpa,

    i chiari canti del lieto raccolto

    sono trascorsi:

    grandi leggi

    condussero dovunque le sue schiere,

    a eterni suoni

    si accordò la sua voce,

    presaga vastità portò declino,

    svolta nell'incessante,

    nel senza età.

     

    Ciò che non cessa fu declino e svolta

    nell'echeggiar dei mari e nella luce:

    nell'eco dei mari

    e nel baratro della luce,

    illuni mondi acerbi.

    Notte e giorno

    la vita si trasmuta,

    si nutre di semenza alta, immortale

    da mare a mare.

     

    Ciò che non passa tra lo spazio e i tempi,

    alto dei cieli e fondo degli abissi:

    in felici creazioni e nell'oscuro –

    ignota a tutti la voce che chiama.

     

    Affondan mondi e mondi ancora emergono

    da una creazione muta e senza nome,

    gli dèi s'inchinano, già tace il coro

    eterno nel mutare, in mutar grande.

     

    Cosa dite dei flutti della storia:

    prima vino e poi sangue: ecco il banchetto

    dei Nibelunghi,

    uccisioni e banchetti e tribunali –

    di rose e tralci la sala è ancor cinta.

     

    Che cosa dite dei frementi eserciti,

    delle pericolose spedizioni,

    Merovingi alla fine: ecco Pipino

    all'ultimo di loro dà una corte

    da arare ed una coppia di macerrimi

    buoi per tirare il carro ogni giornata.

     

    Anche gli dèi finiscono nell'onde

    con pelli di pantere in una festa,

    piangono i cuori, godono i leopardi

    e quello che ormai resta della fede

    non è che bestie magre per gli dèi.

     

    Il divenire: incendi e pestilenze

    sul muso che divora le corone

    e scorteccia regni,

    paesi decaduti e senza guide

    e greggi senza pastore

    di vacche e di cavalle che la grande

    mammella rende magre e senza pace.

     

    Cosa dite dei flutti della storia,

    c'è un regno non sull'orlo dell'abisso,

    forse una stirpe in sempiterna luce,

    o forse l'uomo, il suo povero spirito –:

     

    lo spirito deve alitare in tutto,

    il singolo perisce così presto

    e così senza traccia, e il solo senso

    succedersi di volti e di parole.

     

    Il tripudio una parte e parte in lacrime,

    in certe ore era luce e più che luce,

    in questi anni era il cuore e le tempeste

    in quelli – di chi tempeste – di chi?

     

    Mai nella gioia e radi ormai i compagni,

    velato agli antri l'intimo accadere,

    sempre più vasti scorrevano i fiumi,

    l'esterno ti toccava sol di dentro.

     

    Chi ti vedeva duro, chi più mite,

    chi fare ordine, chi far distruzioni,

    ma non vedevano che mezze immagini,

    perché l'intero solo a te appartiene.

     

    All'inizio più chiaro il tuo volere,

    c'era una meta, eri vicino a credere,

    ma quando poi scorgesti il tuo dovere,

    l'occhio di pietra dall'alto sul tutto,

     

    non c'era più una luce né più un fuoco

    in cui il tuo sguardo estremo si irretisse:

    un capo nudo, insanguinato, un mostro,

    al cui ciglio una lacrima pendeva.

     

     

    Paolo Melandri

    27 aprile 2013