martedì 30 agosto 2011
La Notte della Taranta - Solidarità, sperimentazione, memoria e divertimento
di Ubaldo Villani-Lubelli
(Tratto da Diffusione Sud)
mercoledì 24 agosto 2011
Dall’Hagakure. Mishima tribute

brano scelto da
A Yukio Mishima
[Vedi: Yukio Mishima, La via del Samurai, Milano (Bompiani) 2004, p. 197 e s.]
Plazer di fine estate

Un candelabro d’argento brunito,
fioccar di neve nella tramontana
ben questo è vago, pure esser vorrei
in qualche proda remota e selvaggia
sì che la mia tristezza ingannerei,
o in una piaggia ch’anco il sole irraggia
mercoledì 17 agosto 2011
Merkel-Sarkozy: un governo comune dell'eurozona, ma senza eurobond
Crisi delle borse, crescita tedesca che si ferma inaspettatamente e discussione sugli eurobonds con Angela Merkel che rischia una “rivolta” civile in patria. E’ questo il contesto economico e politico in cui si è svolto, ieri, il vertice franco-tedesco a Parigi, particolarmente atteso per la questione legata agli eurobonds. Proprio su questi ultimi la discussione è delicatissima e gli equilibri potrebbero saltare da un momento all’altro, nei singoli paesi come a livello europeo.
Se la Germania dovesse cedere sugli eurobonds si scatenerebbero numerose proteste, già annunciate. Una parte della stampa tedesca è sul piede di guerra. Un commento di Heinke Göbel sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ, 15 agosto), “L’illusione degli eurobonds”, dimostra come nella società tedesca cresca il fronte contrario ad essi. Sempre sulla FAZ (16 agosto) l’economista Fuest, professore ad Oxford e membro del Consiglio scientifico del Ministero delle Finanze tedesco, si è apertamente schierato contro gli eurobonds che sarebbero un aiuto solo nell’immediato. leggi l'intero articoli qui
di Ubaldo Villani-Lubelli
Pubblicato su L'Occidentale, 17.08.2011lunedì 15 agosto 2011
Il Principio
Un po’ di giorni fa, parlando dell’evoluzione del manifesto e delle iniziative a questo legate, Sandro mi ha detto della sua volontà di uscire da chiusi e paludati luoghi di assemblea, per presentare l’opera in una cornice, magari naturale, suggestiva, coinvolgente. Questo ha suscitato nel sottoscritto alcune immediate idee, sulle quali ho poi meditato, in verità, non troppo a lungo, come si potrà capire da quanto segue.
Secondo un’antica tradizione attestata presso diversi autori(1), il centro di irradiazione delle popolazioni italiche sarebbe stato il lago Cotilia, che alcuni oggi riconoscerebbero, dall’allargamento della valle del Velino, presso la stazione di Castel S. Angelo della ferrovia Rieti-Androdoco. Il lago sarebbe ancora esistito nel 1873(2) , ma non l’isola natante che secondo la tradizione vi sarebbe stata. L’oracolo prellenico di Dodona avrebbe così ingiunto ai Pelasgi:
“andate in cerca della terra dei Siculi e degli Aborigeni, Cotilia, ove galleggia un’isola”(3) . In
questo luogo i Pelasgi si sarebbero uniti agli Aborigeni per cacciare i Siculi e i Liguri da Saturnia, nome del Campidoglio della futura Roma. Il lago di Cotilia era sacro alla Vittoria e il dio Tiora Matiene vi vaticinava per mezzo del picchio, uccello sacro a Marte, che dunque avrebbe rappresentato presso gli antichi Italici ciò che Apollo era per i Greci: dio vaticinatore e legato ad un luogo con un’isola natante. Non sfuggirà infatti l’analogia fra il lembo di terra mobile nel lago Cotilia e l’isola di Delo, patria di Febo. Anche un altro dio della tradizione più antica italica ha affinità stringenti con Apollo: Fauno. Questi è infatti un dio oracolare, ha tratti lupeschi come Apollo, e come questo è anche guaritore e legato ad agoni di giovani (lupercalia), ma è detto
“lupo di Marte”, il che conferma che il corrispettivo italico di Apollo era Marte e che, come è stato giustamente notato, il Marte romano abbia poco o nulla a che vedere con l’Ares greco(4).
Il luogo ove il lago si sarebbe trovato, sarebbe quindi vicino a Rieti e geograficamente corrisponderebbe al centro esatto della penisola: umbelicus Italiae.
Centro d’irradiazione è anche Cortona (Corythum), dalla quale secondo la tradizione sarebbe partito Dardano per andare a fondare Ilio, come ricordano gli dei Penati ad Enea quando gli
ingiungono si cercare l’Italia(5) . Italiam quaero patriam (cerco la patria Italia) dirà lo stesso Duce dei Troiani, frase che potremmo ripetere anche oggi, iniziando a porre fine a questa ricerca, proprio ridando valore a questi luoghi ancestrali: cosa di meglio per una “Nuova Oggettività”?, ove per “Nuova” s’intenda “Rinnovata”, “Rigenerata”. Questi luoghi dimostrano anche una mitica, dunque sempre vera, unità dei popoli italici. Non sfuggirà quindi anche l’uso più banale, pratico, che se ne potrebbe fare, di contro all’artefatto simbolismo dei celti nostrani. “Nuova Oggettività” non può che rifarsi ad un principio, che in quanto tale sia inizio, quindi sacro a Giano: la più antica divinità indigena dell’Italia(6) , Dio degli inizi nel tempo e nello spazio. Un principio è anche, in quanto tale, una sommità, dunque sacro a Giove, e anche la sommità non è solo spaziale, “vetta”, ma anche temporale, kairós=eternità.
“Il principio è la distruzione del mito umano
Il principio è la riconquista della coscienza cosmica
Il principio è il ritorno dell’uomo all’ordine delle cose che sono, là dove vivono le grandi forze e le grandi luci, là dove reintegrato (…) potrà dire: «mai tempo fu, in cui non fui e mai tempo sarà, in cui cesserò di essere. Io sono l’ieri, l’oggi e il domani e il signore della rinascita. Conosco gli abissi, è il mio nome»” (7)
(1)Sull’argomento si veda: R. Del Ponte, ‘Teofanie animali e “primavere sacre” italiche’, in Arthos, XXII-XXIV 1981; Idem, La religione dei Romani, Milano 1992, p, 25, con relativa bibliografia anche delle fonti antiche.
(2)A. Vannucci, Storia dell’Italia antica I, Milano 1873, p. 78.
(3)Macr., Sat. I 7, 28; Dion, I 19, 3.
(4)G. Casalino, Il nome segreto di Roma, Roma 2003, pp. 47-57.
(5)Verg. Aen, 147-171.
(6)G. Dumézil, La religione romana arcaica, Milano 2001, p. 293.
(7)J. Evola, La torre, Milano 1977, pp. 61-62.
domenica 14 agosto 2011
La ferita del Muro di Berlino non si è ancora rimarginata
Inizialmente non era un vero e proprio muro, ma un fitto filo spinato attraverso il quale molti cittadini dell’Est cercarono, ed in molti casi trovarono, la fuga verso il democratico Occidente. Iniziato ad essere costruito il 13 agosto del 1961, alla fine, il Muro di Berlino era costituito da 45mila blocchi di cemento armato, lungo ben 160 km ed alto 3,5 metri. A formarlo, in realtà, erano due muri a breve distanza uno dall’altro con in mezzo la famosa erba di Stalin, un “prato” di spine.
Il Muro di Berlino divise famiglie, amicizie, parenti, lavoratori, un’intera città e un unico popolo. Furono chiuse finestre, portoni, porte. Strade e vicoli furono interrotti improvvisamente. In alcuni casi la gente che lavorava nell’altra parte di Berlino, perse anche il lavoro. I parenti divisi tra Est ed Ovest, da un giorno all’altro, si potevano sentire solo (ma non sempre) per telefono e non più vedere ed incontrare. “Du bist so nah und doch so fern” (Tu sei così vicino eppure così lontano), cantano i Kraftwerk in “Der Telefon Anruf”, canzone dedicata al Muro di Berlino. leggi l'intero articolo
di Ubaldo Villani-Lubelli
Pubblicato su L'Occidentale, 14 agosto 2011
sabato 13 agosto 2011
Il Muro cinquant'anni dopo *from Francesco Sacconi
All'alba di cinquant'anni fa, la popolazione berlinese si risvegliò con la spiacevole sorpresa che solo un topo in trappola può provare:durante la notte, i soldati dell'esercito della DDR avevano eretto il filo spinato lungo il confine tra le due Berlino, Est e Ovest, prima fase della costruzione di quel muro che avrebbe tenuto i berlinesi separati per quasi un trentennio.
Su quell'episodio è stato scritto di tutto, da Il cielo diviso a Non si può dividere il cielo, dalle testimonianze di quanti hanno visto amici e familiari uccisi dai Vopos a quanti oggi sono nel pieno di quella sindrome di Stoccolma chiamata Östalgie, passando per le produzioni cinematografiche di Goodbye Lenin a quelle di tutt'altra natura in Le vite degli altri.
Di sicuro c'è stato lo shock di un'intera nazione che, improvvisamente, s'è vista togliere anche l'ultimo, umano e naturale, diritto che le era rimasto, quello di far crescere il più serenamente possibile una famiglia nonostante tutto e tutti.
Si trattava di una generazione di donne e uomini straziati, piegati, umiliati e, per l'ennesima volta, incolpati della tragedia della seconda guerra mondiale, molti dei quali avevano perso genitori, amici, parenti e, magari, sotto gli occhi oppure vanamente in attesa di un loro ritorno dal fronte, che non ci sarebbe mai stato.
Tra tutte le produzioni artistiche sul tema, quella che più di ogni altra ha inciso nell'inconscio di chi scrive, ma non solo suo, è la grandiosa opera cine – musicale dei Pink Floyd, in collaborazione con il regista Alan Parker ed il disegnatore Gerald Scarfe, The wall, capace di sintetizzare come poche altre manifestazioni, contemporanee o postume, tutto il coacervo di situazioni, emozioni, stati d'animo e costumi di un'intera epoca, quella che va, appunto, dagli ultimi anni di guerra (il padre di Roger Waters, bassista e cantante del gruppo, morì proprio durante la battaglia di Anzio, episodio al quale è legata la struggente ed epica When the tigers broke free) alla costruzione selvaggia delle attuali città e metropoli contemporanee, grige e solipsistiche nel loro anonimato.
Uno dei temi dell'opera, forse il più celebre e celebrato ( giustamente sotto molti punti di vista ), è quello della pedagogia nera e della scuola che ne è derivata.
Dimentichi della migliore tradizione educativa europea, dalla paideia greca allo spirito di ricerca illuminista, passando per la cultura dello scambio tra allievi e docenti nelle facoltà teologiche medievali, gli adulti della seconda metà dell'Ottocento, genitori, insegnanti, istruttori di ogni rango e disciplina, fecero del rigore e della repressione la base del loro operato.
Analogamente alla crescita della logica di guerra, che dall'imperialismo avrebbe portato a ben due guerre mondiali e ai sistemi totalitari, per un secolo circa si affermò l'idea che il bambino fosse una sorta di tabula rasa su cui scrivere precetti indiscutibili e funzionali alla continua riaffermazione dei valori e dei modelli dominanti, senza il minimo ostacolo o la più timida critica alla loro imposizione dall'alto.
Conseguentemente a questa mission, il formatore non si curava di essere più autorevole che autoritario e, per molto tempo, furono previste e adoperate le stesse metodologie punitive corporali, di cui sono pieni i romanzi di autori simbolo come Charles Dickens.
Se dal punto di vista della crescente militarizzazione della società questa tendenza non poteva che portare al fanatismo e alla subordinazione costante, deleterio è il risvolto psicologico cui tutta quella generazione dovette far fronte, spesso senza poterci riuscire.
Ovviamente – e qui l'opera considerata è fondamentale per capirne i collegamenti – c'è un fil rouge che lega il sistema educativo della repressione alla chiusura mentale e all'irrigidimento ideologico, dovuto alla continua frustrazione della creatività che è insita in ogni giovane.
De Montaigne, già in pieno Rinascimento, scriveva: “I ragazzi non sono bottiglie da riempire ma fuochi da accendere” e in tempi più attuali Rita Levi Montalcini, con il suo spirito acutamente ironico, ha ricordato che “i bambini sono sempre più intelligenti dei pediatri dai quali li portate”, consapevole che con l'avanzare dell'età si va inevitabilmente incontro al graduale processo degenerativo neurale.
A rimettere quell'impostazione così rigida in discussione, si sa, fu il movimento di contestazione studentesca del Sessantotto, guarda caso fermato non tanto dalla repressione poliziesca quanto dalla luciferina somministrazione di quell'arma di distruzione di massa cerebrale chiamata “droga” ( si veda la puntata di Blu notte misteri italiani su OSS, Gladio e CIA ).
Oggi sono molti i detrattori di quell'evento epocale, non sempre del tutto a torto, ma al di là delle ingenuità e dei limiti insiti in ogni iniziativa umana, quell'esperimento sociale ebbe il merito di coltivare un sogno, traducibile nella famosa formula: “Portare la fantasia al potere”.
Un sogno così forte che ancora oggi non è del tutto sopito e, anzi, annovera tra i suoi sostenitori ed interpreti anche tutti quegli operatori dell'educazione che cercano d'incoraggiarli e valorizzarli, i nostri ragazzi, che sono pronti ad ascoltarli e ad imparare da loro perchè, come emerge da un intellettuale dimenticato come Gentile, quello dell'educazione è uno spazio sacro, dove l'insegnamento è più importante dello stesso insegnante, qualcosa di talmente grande da inglobare nella sua attualizzazione tanto discente quanto docente, entrambi piacevolmente sopraffatti dalla forza dello Spirito di ciò che viene insegnato.
I Cinquant'anni dal Muro ci servano, allora, a porci la domanda fondamentale sul nostro futuro, collettivo e individuale: “Siamo più dalla parte di chi erige muri o cerchiamo di stare con coloro che in qualche angolo di mondo stanno costruendo ponti?”.
Mezzo secolo è passato da quel 13 agosto, vent'anni dalla sua caduta ma, Da Cipro Nord alla Corea, passando per Tihuaca e Tel Aviv, i muri sono addirittura aumentati e non sono più soltanto di terra.
Tuttavia, il terzo millennio s'è aperto con una grande invenzione, la Rete, ed una decisiva scoperta scientifica, quella dei neuroni specchio, la cui portata dev'essere ancora ben compresa e assimilata: c'è ancora speranza nel pianeta Terra!
giovedì 11 agosto 2011
Francesco Sacconi Nota Biografica
martedì 9 agosto 2011
Hiroshima mon amour (06/08-1945-2011) Video
Era solo uno scherzo di Dio (Poesia e Grazia)
Archeologia (Discesa agl’Inferi)
Preludio in Cielo
I 43 numeri di "Letteratura-Tradizione"
venerdì 5 agosto 2011
Una Quadriga interrompe la scalata di Putin a Berlino
Da una parte Germania e Russia hanno grandi interessi economici convergenti, ma dall'altra è evidente un certo malessere riguardo la situazione, non sempre cristallina, dei diritti umani in Russia. Nell'occhio del ciclone c'è sempre lui: Vladimir Putin. Che si parli di energia, di diritti politici o di esportazione, il fattore-Russia, in Germania, non lascia mai indifferenti, anche perché nell'ultimo decennio Mosca è tornata ad avere una centralità politica ed economica non indifferente. L'asse geopolitico internazionale si è, infatti, spostato verso Est, ed anche, ovviamente, verso Mosca. A determinare questo cambiamento nell'assetto politico-economico internazionale hanno contribuito diversi fattori che è impossibile riassumere qui ma che si possono sintetizzare nella politica energetica di Vladimir Putin. Leggi l'intero articolo qui
di Ubaldo Villani-Lubelli, pubblicato su Liberal, 05 agosto 2011
Nativi Digitali- il mito della crisi planetaria * from Controcultura/Supereva (2010)
La crisi planetaria ed economica attuale, ovviamente, non è un’allucinazione condivisa, un miraggio globale. I fatti sono reali. Va da sé, quel che colpisce è certa rimozione assoluta sulle cause, sembra una crisi naturale come l’arrivo di qualche asteroide o altra fatalità al di là dell’umano.
Questa crisi globale cosiddetta, invece, è anche certamente e in controluce, specchio di verità indicibili, ad uso abuso e profitto… (in senso letterale, non ideologico) del Vecchio Mondo, pre-elettronico, pre-internet, incapace di adattarsi, riformattarsi, reinventarsi, a livello politico-economico-culturale con il Mondo Nuovo, dopo decenni di…fanta-scienza, realmente venuto alla luce. In Occidente come nel Terzo Mondo, per motivazioni diverse, ma incredibilmente speculari…
La crisi globale attuale è esito della cecità dei Governi e dei cosiddetti esperti nelle diverse Stanze dei Bottoni: i Gruppi dirigenti pensavano di varcare il fatidico duemila, di rispondere al Mondo Nuovo, effetto di decenni e secoli di rivoluzione tecnoscientifica, senza alcun cambiamento strutturale e epocale, di psicologia persino. Se il cibermondo è governato generalmente da scimmie balbuzienti più o meno medagliate dall’Onu o da altri Enti Supremi arcaici, la crisi del nostro tempo non è affatto colpa delle stelle… ma effetto appunto di opzioni errate, non scelte…neppure misteriose.
Per decenni, nel secondo novecento, futurologi o intellettuali liberi, esorcizzati come utopicistici e privi di realismo, hanno previsto gli scenari attuali, tracciato le mutazioni epocali in atto, suggerito scenari alternativi e desiderabili per superare la sfida del duemila. Sono stati zittiti, poco ascoltati o interfacciati male….
Gli storici del futuro diagnosticheranno per il nostro tempo, non soltanto l’ovvietà di certo spreco delle risorse cosiddette naturali, di certa tecnoidiozia dominante nei Governi attuali cosiddetti democratici ed evoluti (e anche nei cosiddetti Liberi elettori), di certa follia primitivistica o paleoreligiosa in Africa o in Medio Oriente e dalle parti di Maometto (sic! Nell’era di Marte!): la cartella clinica principale focalizzerà la diagnosi sullo spreco delle risorse tecnologiche e scientifiche già disponibili e sottoutilizzate!!!
Compreso, e fondamentale, il delirio socioeconomico e politico-culturale generalizzato di avere trascurato appunto le risorse intellettuali e sciologiche e futurologiche già disponibili dal secondo novecento, come già sottolineato, per pilotare scenari alternativi possibili e vincenti.
In parole povere: da decenni, molti scienziati sociali ripetono lo stesso ritornello: dateci carta bianca, cari Governi liberamente eletti, e le risposte tecnoscientifiche sono possibile: questo significa però alcune cose impossibili da accettare (se non concepire) da parte dei Gruppi Dirigenti dominanti. ...
Continua in Controcultura Supereva
http://guide.supereva.it/controcultura/interventi/2010/01/nativi-digitali-il-mito-della-crisi-planetaria
mercoledì 3 agosto 2011
Aubrey de Grey tribute
http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=603
martedì 2 agosto 2011
Urfuturismo: una ipotesi di lavoro *di Sandro Giovannini
SANDRO GIOVANNINI






